Wi-Fi, rotte le catene? No, solo allentate

Wi-Fi, rotte le catene?

“Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi“, questo fa dire Tomasi di Lampedusa a Tancredi ne “Il Gattopardo”, ma Maroni ne ha fatto una “rivisitazione”, infatti nel caso del Wi-Fi libero ha “cambiato poco per  non cambiare nulla”.

Le riforme all’italiana sono sempre librate a mezz’aria. Vince sempre il modus operandi di “dare un calcio al cerchio e uno alla botte” per salvare “capre e cavoli”. Mai una decisione radicale e definitiva. Ci sono troppi equilibri da salvaguardare; troppe lobbies da accontentare; troppi piaceri da fare. E così accade che, dopo la rivolta popolare che chiede da tempo immemore e  a viva voce il Wi-Fi libero; dopo che in Europa ci hanno sorpassato tutti in questo settore; dopo le polemiche sollevate dal Decreto Pisanu di cinque anni fa; arriva la tanto attesa lieta novella che annuncia il pensionamento  del Decreto Pisanu. “Finalmente”, pensiamo. E mentre ci accingiamo a sollevare i calici per un brindisi liberatorio, leggiamo meglio e ci accorgiamo che le cose non stanno proprio così. E’ vero che nella giornata di ieri, il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo “pacchetto sicurezza” messo a punto dal Ministro dell’interno Roberto Maroni che include, tra le altre cose, non l’abrogazione ma la mancata proroga delle restrizioni al Wi-Fi pubblico imposte dal decreto Pisanu.

Quindi al Wi-FI non si tolgono le catene, ma si allentano soltanto. Il disegno di legge proposto da Maroni  non ingabbia il Wi-Fi – come faceva il decreto Pisanu – ma neanche lo libera- come invece faceva la proposta di legge bipartisan firmata dal Partito Democratico, Italia dei Valori e Futuro e Libertà. La messa in standby della proroga del decreto Pisanu, significa che i titolari di esercizi commerciali saranno sicuramente liberi di offrire risorse di connettività senza essere obbligati a richiedere una speciale licenza al questore, ma per quel che riguarda l’obbligo di identificare i soggetti e di registrare i loro dati la partita resta aperta. Ed è qui che casca l’asino. Infatti,  questo punto del decreto Pisanu necessita di esplicita abrogazione per smettere di essere attivo e vincolante, non è sufficiente una mancata proroga in quanto l’obbligo di identificare i soggetti viene espressamente definito dal decreto quale “efficace a tempo indeterminato” e, dunque, può essere eliminato solo per mezzo di un’abrogazione.

Il Ministro Maroni  ha espressamente dichiarato che dal primo gennaio 2011 ci sarà la liberalizzazione del Wi-FI e che non saranno più necessarie né la registrazione alla questura, né l’obbligo di acquisire e comunicare i dati degli internauti. Ma come si conciliano le sue “promesse” con le regole stabilite dal decreto Pisanu se questo non sarà definitivamente abrogato? Quindi, se il decreto di Maroni dovesse proseguire serenamente il suo iter legislativo (deve ancora essere approvato dalla Camera), dal primo gennaio 2011 decadrà una parte delle restrizioni in vigore oggi, ma solo una parte.

Pertanto, fino a quando non si butterà  nel cestino della carta straccia il vecchio decreto (congelato ma in vigore), non è coretto parlare di liberalizzazione del Wi-Fi. Così come non è corretto, e tanto poco etico, prendere per i fondelli i cittadini con sbandierate risoluzioni di problemi che, nei fatti, non esistono. La “risolta” emergenza rifiuti in Campania, docet!

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