Da Pasolini a Cossiga, passando per Battiato e Dalla

Riflessioni

Tragicamente uguali. Tra storia, musica e realtà.

Che cosa accade intorno a noi? Che cosa significa siamo tutti uguali? Non è forse vero che “oggi viviamo dietro ai fantasmi ideologici del passato con un vuoto esistenziale”? Brevi riflessioni di Pasquale Sacchinelli sul nostro incurante “vivere male”.

 

Mettere  insieme i pezzi di un puzzle sociale complesso non è cosa semplice. Si possono solo dare spunti di riflessione nella speranza di indurre quanti hanno la bontà di leggerle a, fermarsi un attimo, per meglio indagare sulla propria condizione. Più che riflessioni, queste sono delle verità: la cronaca oggettiva di quanto realmente accade intorno e che, spesso, procura non poca sofferenza. Tutto è collegato da un filo molto sottile che pochissimi vedono, un po’ perché troppo abitudinari nell’alternarsi tra lo stare seduti davanti alla TV e curare il proprio orticello; un po’ perché, con il tempo, si è perso quel senso critico personale che porta a distinguersi l’uno dall’altro e ad avere una visione personale di quanto ruota attorno al nostro piccolo universo .

Non c’è niente di più falso nell’affermare che siamo tutti uguali, anche se il neoliberismo in maniera coatta ci ha reso tutti uguali: dei veri e propri automi col cellulare e carrello della spesa. Ad aggravare la situazione inoltre è la perdita dei valori di base della solidarietà e della convivenza, che ha, di fatto, sfaldato l’unione politico-sociale del nostro bel paese, ove mai ce ne sia stata una. Oggi viviamo dietro ai fantasmi ideologici del passato con un vuoto esistenziale tale che ci paralizza e ci rende incapaci di discernere la verità.

Pier Paolo Pasolini, bontà sua, aveva visto giusto! La sua sensibilità, infatti,  lo aveva portato a fare previsioni a lungo termine che, guarda caso, si sono avverate. In Sabaudia e la civiltà dei consumi, per esempio,  da  un’analisi attenta della società del suo tempo, arrivò a una visione lucida del “Consumismo e del genocidio delle culture“. Non è un caso che lo Stato lo abbia eliminato, assassinandolo.

La triste realtà è che l’oligarchia dell’alta finanza internazionale ha deciso di cambiare l’assetto geopolitico mondiale con un progetto iniziato nei primi del 900, con la depressione economica degli anni 20, i regimi dittatoriali, le due guerre mondiali e la formazione dello Stato di Israele. Successivamente, esattamente quaranta anni dopo, le due guerre del golfo, il crollo dell’impero di Saddam Hussein sostituito da uno pseudo governo filo-occidentale o meglio filo-americano. E non dimentichiamo l’attentato alle Twin Towers del 2001. Palesemente organizzato dalla CIA, quel tragico evento accese i riflettori su un personaggio inquietante: Bin Laden la cui famiglia, guarda caso, aveva stretto rapporti economici con la famiglia Bush. Quando un governo, come quello USA commette un omicidio di massa contro i suoi stessi fratelli, per giustificare tutte le guerre fatte e quelle che è intenzionata a fare, tutte spacciate come missioni di “pace” solo per la smania di potere di pochi, c’è da chiedersi chi sono i veri terroristi. Israele è stato il primo tassello del puzzle di conquista. Armata fino ai denti proprio dagli stessi USA, ha usato gli armamenti per massacrare il popolo palestinese (a quanto pare anche gli ebrei hanno la memoria corta, altrimenti non si spiega perché a un olocausto subito si risponde con un olocausto inflitto). Altra conquista l’Iraq a seguire la Libia e il plateale assassinio di Gheddafi, avvolto da un’artata cortina di fumo. Rimangono Siria e Iran per terminare la prima parte del progetto di conquista e l’alta finanza, che per anni ha agito alle spalle del potere politico, scende in campo in prima persona insediando nei vari governi i suoi adepti.

Una dimostrazione concreta la si può fare a casa nostra. In Italia ci troviamo un governo anticostituzionale e filo-bancario con l’aggravante dei nostalgici della lupa ritornati prepotentemente al potere politico con tecniche di repressione degne di una dittatura d’altri tempi. Basta guardare al G8 di Genova, alle dichiarazioni dell’ex presidente della repubblica Francesco Cossiga e all’attuale repressione contro i NO TAV,  per rendersene conto. E mentre tutto ciò accade con la complicità dei media, veri artisti nel manipolare le informazioni, Napolitano consegna la Patria a BCE, FMI e company. Gli ignoranti si radunano in massa nelle piazze a festeggiare la dipartita del governo Berlusconi come se a decretare la sua uscita di scena fossero state le loro proteste; come se non fossero stati anche loro ad acclamare Silvio e farne il nostro Premier; come se fossero in grado di proporre, o solo accettare, un serio programma politico. Ed è così che esala l’ultimo respiro una democrazia che, privata a poco a poco di quei diritti umani e sociali faticosamente conquistati col sangue,  è da anni agonizzante.

E in tutto questo squallore i finti intellettuali vengono fuori come i funghi, gli opinionisti in TV si sprecano e, tragicamente, milioni d’italiani li stanno ad ascoltare. Com’è semplice fare gli intellettuali in una società mediocre sotto la media!

E vogliamo chiederci anche che fine hanno fatto gli artisti nel nostro Bel Paese? La risposta è semplice: a loro non è dato più modo di esprimersi. La mafia Siae e i Cda politicamente costruiti, stanno lì a decidere chi e cosa bisogna ascoltare. Come a dire: “Dimmi cosa ascolti e ti dirò chi sei …”. Il Lucio Dalla (riposi in pace) degli ultimi anni non era di certo quello di oltre trenta anni fa quando ha scritto e cantato delle cose bellissime: ”frattanto i pesci dai quali discendiamo tutti assistettero curiosi al dramma collettivo di questo mondo che a loro indubbiamente doveva sembrare cattivo e cominciarono a pensare nel loro grande mare, com’è profondo il mare … “. Stessa cosa vale per Franco Battiato. Povera Patria, una vera e propria dichiarazione contro il potere con un testo a dir poco stupendo, brano estratto dall’album “Come un cammello in una grondaia“, 1991. Non è da meno Aria di rivoluzione del 1973 estratto dall’album “Sulle corde di Aries” e riproposto nel 1989 con l’album “Giubbe rosse” con un taglio di testo nella parte finale: “Ho già sentito gridare chi andrà alla fucilazione” e che tuttora è attualissimo ma con un significato rovesciato. Ai tempi, infatti, era stato scritto per frenare gli animi rivoluzionari troppo accesi, erano gli anni delle brigate rosse: ora lo stesso pezzo riascoltandolo, pur con le stesse identiche parole, muta il suo significato. Semplicemente magistrale. Al confronto, Inneres auge diventa una pippa populista, una raffinatezza letteraria fine a se stessa.

Gli artisti del passato tuttora viventi si sono, come dire, sopiti. Carmen Consoli, artisticamente molto valida, per quanto abbia realizzato un video musicale di denuncia, è figlia anche lei della generazione anni ’80. Un tempo gli artisti scendevano in piazza a protestare e cantare per e con i manifestanti. Oggi si limitano a scrivere qualche canzoncina populista per magari vendere qualche copia in più. Tutto questo è catastrofismo, faziosità? Forse! Ciò che è certo, è che in tanti ormai abbiamo la sconcertante sensazione che il conto alla rovescia sia iniziato. Siamo agli sgoccioli del mondo così come lo conosciamo, e qui non c’entra nulla la favoletta dei Maya tanto amata dai palinsesti TV felici di poterci propinare cavolate fantasiose sulla fine del mondo causata da crudeli alieni o da qualche dio primitivo alla ricerca di nuove emozioni. Programmi spazzatura come tanti altri che non disdegnano di seminare terrore e paralisi per distogliere l’attenzione dai problemi reali, dalle malefatte politiche e dell’alta finanza internazionale.

Cosa altro si può dire? Niente! Continuiamo tranquillamente a dormire questo sonno dei “giusti”. Quando ci sveglieremo, però, non meravigliamoci se avremo giusto il tempo di contare insieme: 3,2,1 e… Booom Reset! E poi? Poi nulla! Il ciclo ricomincia.

Pasquale Sacchinelli

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