Shakespeare, to be or not to be un genio?

Teatro

Essere o non essere un genio? Questo è il problema!

Chi era Shakespeare? Il grande scrittore che abbiamo studiato e apprezzato per le sue opera immortali, oppure un misero attorucolo nonché triste e squallido millantatore?

Amleto”, “Romeo e Giulietta“, “Re Lear”, “Macbeth”, “Enrico V”, “Riccardo III”, “La bisbetica domata”, e tante altre ancora: di chi sono queste mirabili opere che tanto ci hanno emozionato e sorpreso? Secondo il regista Roland Emmerich la paternità di tutta la produzione di Shakespeare, è da attribuire al conte di Oxford Edward de Vere.

Questo è l’argomento che il regista tratta del suo ultimo film “Anonymous”. Di primo acchito si potrebbe pensare che il regista “amante” del genere catastrofico, (suoi sono i film The Day After Tomorrow – L’alba del giorno dopo e, Independence Day) abbia deciso di sconvolgerci con una finzione scenica destinata questa volta a non farci preoccupare per il nostro destino futuro, ma a far crollare le nostre certezze. A ben vedere, però, le cose non stanno così, perché il dibattito sulla vera identità di Shakespeare è molto antico. I motivi che fanno dubitare della reale esistenza del drammaturgo inglese sono molteplici. Intanto, come dice lo stesso regista “un genio possa spuntare dal nulla: il genio ha comunque necessità di un’istruzione. L’intero corpus delle opere shakespeariane evidenzia una conoscenza profonda delle lingue, di altre letterature, della legge e, soprattutto, una conoscenza dettagliata dell’Italia. Elementi che il “semplice” William Shakespeare, proveniente da Stratford, non poteva detenere”. E poi ci sono prove che alla sua morte (1616), William Shakespeare “attorucolo teatrale semianalfabeta”, non solo non lasciò nessuna eredità corposa in denaro o proprietà, ma nemmeno, sempre secondo il testamento, nessun accenno a libri o manoscritti.
E’ vero, dunque, che dietro le opere attribuite a Shakespeare ci possa essere Edward de Vere? A pensarla così sono davvero in molti tra scrittori, filosofi, storici e studiosi in genere dell’opera shakespeariana, tra questi: Walt Whitman, Mark Twain, Charles Dickens, Henry James, Sigmund Freud, Vladimir Nabokov, Charlie Chaplin, Orson Welles, John Gielgud, Michael York, Kenneth Branagh.

Negli ultimi tempi il dibattito sulla vera identità dello scrittore inglese si è riacceso, al punto che oggi esiste un’associazione, “The Shakespeare Authorship Coalition” che ha redatto una “Declaration of Reasonable Doubt about the Identity of William Shakespeare” (Dichiarazione di ragionevole dubbio sull’identità di William Shakespeare).

I dubbi sono alimentati dal fatto che di Shakespeare si sa davvero poco.  “Le molte biografie di Shakespeare, anche di studiosi eminenti, che credono nell’esistenza dell’Autore di Stratford sono costruite tutte su illazioni, deduzioni necessarie, ipotesi indimostrabili e mai dimostrate”, questo ha detto il Dottor Calimani, professore ordinario di Letteratura inglese nel Dipartimento di Filosofia e Beni culturali, poi ha aggiunto: “Mi sono sempre chiesto come mai uno scrittore di teatro si sia dato a una scrittura elitaria, come sono indiscutibilmente le raccolte di sonetti di fine ‘500. Bisogna sottolineare, infatti, che il teatro era un’attività d’intrattenimento puro, basso-popolare, spesso volgare e osceno, un genere che all’epoca non era neppure considerata letteratura. Gli autori erano di origine plebea, e operavano in ambiente per niente raffinato. I teatri dell’epoca sorgevano ai margini della città, nella zona dei bordelli, accanto alle arene per i combattimenti degli orsi e dei cani, fuori dalla Londra per bene. Il pubblico era quello dei poveracci, dei garzoni di bottega, dei tagliaborse. Eppure il teatro del Bardo merita il suo posto fra i grandi della letteratura della coscienza e dell’umanità. Chi ne difende la paternità dell’opera, afferma che i dubbiosi sono dei conservatori, e non vogliono credere che un uomo di bassa estrazione possa aver scritto opere di tanta grandezza; ma il problema non è ovviamente questo. Il fatto è che i cosiddetti “stratfordiani” chiedono al mondo un atto di fede che molti non sono disposti a concedere. Qui non si tratta di dar sfogo alla fantasia per rivelare misteri quanto di non girarsi dall’altra parte di fronte a interrogativi e dubbi, e cercare di evitare facili risposte. Ad esempio: come mai l’opera di Shakespeare si eleva tanto al di sopra della grandissima parte dell’opera del suo tempo?…Ciò che risulta poco convincente in tutte le ricostruzioni, siano esse biografiche o cinematografiche, è il tentativo di plagiare la mente del lettore/spettatore manipolando le pochissime verità irrefutabili e le moltissime “quasi analogie indimostrabili”. E come per le biografie stratfordiane, la tecnica più frequente in questi studi e film anti-stratfordiani è quella del “si pensa”, “s’ipotizza”, “probabilmente”, “egli può essere stato”, “può aver visto”, “può aver detto”. Il condizionale è inevitabilmente d’obbligo, le ipotesi sono l’unica dolorosissima regola. E il mistero rimane fitto e insondabile”.

Allora, “è lui o non è lui” ?, direbbe il buon Greggio. Ai posteri l’ardua sentenza.

Scheda del film “Anonymous”

Regia: Roland Emmerich
Cast: Edward Hogg, Vanessa Redgrave, Joely Richardson, David Thewlis, Rhys Ifans,Xavier Samuel, Mark Rylance, Derek Jacobi, Rafe Spall, Julian Bleach, Sebastian Armesto,Tony Way,Trystan Gravelle, Robert Emms, Alexander Yassin, Sebastian Reid, Antje Thiele, Ulrike Brandt, Michael S. Ruscheinsky
Distributori: Warner Italia
Genere: Drammatico
Data di uscita in Italia: 18-11-2011

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