Robert Edwards, un Nobel meritato

Neonato

” … la cosa più importante nella vita è avere un bambino, perché niente è più speciale di un figlio…”, Robert Edwards avrebbe meritato di vincere il premio Nobel per la Medicina solo per quest’affermazione.

 

Ma Edwards non si è fermato a questo: dal 1978 a oggi ha permesso la nascita di almeno quattro milioni di bambini in tutto il mondo. E scusate se è poco!

La scelta del Karolinska Institutet di Stoccolma per l’assegnazione del premio Nobel per la Medicina è caduta sull’inglese Robert Edwards. ”Per lo sviluppo della fecondazione in provetta […] Il suo contributo rappresenta una pietra miliare per lo sviluppo della moderna medicina. I suoi risultati hanno permesso di curare l’infertilità, una condizione medica che affligge una larga parte dell’umanità, compreso più del 10 per cento di tutte le coppie del mondo”. Questo si legge nelle motivazioni che hanno portato ad assegnare il Nobel all’ottantacinquenne Edwards che è stato “pioniere di una tecnica che ha avuto fortissime ricadute nella società”. La prima bambina che fece nascere in provetta nel 1978 è stata Louise Brown che oggi, a sua volta, è felicemente mamma.

E’ facile immaginare che la vita di Robert Edwards sia stata un’erta invalicabile. Edwards e Patrick Steptoe, il ricercatore che l’ha aiutato nelle ricerche, sono stati costretti a difendere il loro lavoro fin dalle prime sperimentazioni sull’uomo. Piovevano a secchi critiche e opposizioni, soprattutto da parte della Chiesa e di alcuni scienziati cattolici. Ma i due scienziati hanno proseguito imperterriti per la loro strada, perché avevano una priorità: regalare la felicità di un figlio a quanti fino a quel momento, pur desiderandolo, erano impossibilitati ad averne. Non si arresero nemmeno quando il Medical Research Council decise di non finanziare la continuazione del progetto.  Per fortuna,  grazie alla donazione di un privato,  i due ricercatori riuscirono ad andare avanti.

A posteriori – si legge in una nota del comitato dei Nobel – sembra incredibile che Edwards non solo sia stato capace di rispondere a tutte le critiche che lo sommersero nel corso degli anni, ma che pure sia rimasto così imperturbabile e determinato nel perseguire il suo obiettivo scientifico”. E meno male, aggiungiamo noi. Ora le polemiche s’infiammano. Era facile aspettarselo. Il dibattito sulla fecondazione assistita e sulla legge 40 in Italia non si è mai placato.  Perciò non meraviglia che molti leader religiosi, in primis il presidente della Pontificia accademia per la Vita, mons. Ignacio Carrasco de Paula, abbiano valutato negativamente la decisione del Comitato del Nobel, ritenendo la scelta di Robert Edward “completamente fuori luogo”, puntando il dito contro il presunto «commercio di ovociti», i «congelatori di embrioni pieni» e «lo stato confusionale della procreazione assistita».

Sono polemiche, però, che lasciano il tempo che trovano e che nulla hanno a che vedere con i reali bisogni della gente comune o la tutela dei diritti umani, incluso il diritto di avere un figlio. E’ il solito braccio di ferro che si gioca sulla testa della gente per misurare il proprio potere. Tutto qui. E questi balletti sono davvero ben misera cosa rispetto alla nascita di una vita. Questo Edwards lo sapeva bene e, con questa consapevolezza è andato avanti senza ascoltare e senza vederli nemmeno quei bastoni che gli mettevano fra le ruote.

A noi, oggi, importano davvero poco queste diatribe. Siamo convinti che il Nobel per la Medicina assegnato a Robert Edwards, padre della fecondazione in vitro, sia “ben meritato”, come afferma anche la scienziata italiana Rita Levi Montalcini, che felice della decisione di Stoccolma ha tenuto a sottolineare che quello dello scienziato britannico è un “lavoro scientifico di fondamentale importanza per il progresso della biomedicina, pertanto è ben meritato il riconoscimento del Premio Nobel. Milioni di bambini sono venuti al mondo da quando è stata messa a punto la tecnica della fecondazione artificiale studiata dal professor Robert Edwards. Grazie questa tecnica è oggi possibile superare il grave problema della sterilità che colpisce un considerevole numero di coppie“. E  polemiche (queste sì, fuori luogo!) a parte,  questo risultato non è certo da ritenersi  una cosa di poco conto.

Eleonora Gitto

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