Rischio e dissesto idrogeologico in Italia: natura avversa o incuria?

Rischio e dissesto idrogeologico in Italia incuria o natura avversa

Rischio e dissesto idrogeologico in Italia, colpa della natura avversa o dell’incuria dell’uomo? Il nostro territorio nazionale è sempre più esposto al rischio idrogeologico. Non solo: col passare degli anni si è costatato che molte zone che sembravano non essere soggette a frane e allagamenti, in realtà lo sono diventate a causa di scriteriati interventi di urbanizzazione realizzati senza logica e nessuna pianificazione.

Cemento e asfalto hanno invaso zone che per conformazione geologica e orografica non potevano e non dovevano essere intaccate da incoscienti interventi devastanti. Si è costruito sugli argini dei fiumi, in prossimità delle coste, a ridosso delle colline a rischio frane, nelle zone ad alto rischio idrogeologico, e chi più ne ha, più ne metta. E tutto questo è avvenuto con la criminale complicità delle amministrazioni locali.

Oggi interi territori tremano a ogni goccia d’acqua che scende dal cielo. Ad ogni dissesto si ricomincia a parlare della necessità improcrastinabile della messa in sicurezza del territorio. Ad ogni morto si assiste al solito indegno scaricabarile. Chi sono i responsabili? Tutti. E quando tutti sono responsabili, nessuno è colpevole. Così si incolpano le variazioni climatiche, l’effetto serra, la natura malvagia e ria, Giove pluvio e persino la sfortuna. Tutto pur di non ammettere le proprie irresponsabili e dolose incapacità. Tutto pur di non cominciare a porre rimedio in modo serio a un disastro immane che si ripresenta con sempre maggiore frequenza e vigore.

Si pensi che tra il 2002 e il 2006 ci furono solo 100 eventi calamitosi naturali, mentre lo scorso anno ne sono stati registrati 351 e nel mese di gennaio di quest’anno ben 110. Numeri impressionanti. Ma non basta. Fra il 2002 e l’inizio di quest’anno si sono avuti 293 decessi, di cui 24 solo nel 2013. Sempre dal 2002 sono stati registrati circa 2000 episodi di dissesto idrogeologico, mentre l’anno passato si è raggiunto il record di 351 tra frane, smottamenti e alluvioni.

Da parte loro, i vari governi che si sono succeduti negli ultimi decenni, hanno guardato sì con attenzione a questi problemi, ma non sono stati in grado di contrastare gli eventi con una pianificazione a medio-lungo termine. Nemmeno la normativa principe, la legge 183/89, che si incaricava di creare le condizioni per una reale difesa del suolo e del territorio, è riuscita a far fronte efficacemente agli eventi naturali, sia per la mancata applicazione di molti punti della legge stessa, sia per le scarse risorse finanziarie messe a disposizione. Per il resto, oltre alla normativa ordinaria, abbiamo assistito a un’efflorescenza di leggi straordinarie atte a valutare e mitigare il rischio di dissesto idrogeologico in Italia, di provvedimenti eccezionali mirati a far fronte a esigenze eccezionali, ma purtroppo aventi carattere di provvisorietà, e come tali rivelatisi in buona parte inefficaci o quasi totalmente inesistenti.

Il problema principale, come accennato, sembra essere quello economico-finanziario: gli stanziamenti non hanno un seguito; degli interventi previsti solo il 4% è stato portato a compimento dal 2009 al 2013, mentre il 78% di questi si trova ancora in fase di progettazione o in attesa di essere affidato per mancanza di fondi. Sicuramente il nuovo governo, che si sta costituendo proprio in questi giorni, dovrà mostrare un’attenzione tutta particolare alla difesa del suolo e alle previsioni delle catastrofi che sempre più stanno martoriando il nostro territorio.

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