Le guerre belle di Jacques Vergès

Vergès

Dopo Gli errori giudiziari uscito pochi mesi fa, Liberilibri pubblica un’altra opera dell’avvocato del terrore Jacques Vergès: Quant’erano belle le mie guerre!

Jacques Vergès, 87 anni, irriducibile Difensore dei “Già Dannati dal Grande Tribunale d’Occidente” e noto in tutto il mondo come l’avvocato del terrore, nel suo nuovo libro Quant’erano belle le mie guerre! mette in fila una toccante sequenza di stralci autobiografici rivissuti in play-back e ordinati soltanto dalla libera associazione della memoria. Si rivolge agli amici caduti nelle guerre contro la tirannia e l’oppressione parlando con loro, rivivendo a posteriori le tragiche esperienze comuni, raccontando a chi non c’è più cos’è successo dopo la loro morte: “Caro Félix, caro Phuoc, caro Amokrane, io provo, quando paragono la mia sorte alla vostra, un profondo sentimento d’ingiustizia nei vostri confronti, nel vedere come la morte, impaziente con voi, sia paziente con me. La morte è per me un’amica… Mi ha tenuto compagnia durante la Seconda guerra mondiale e poi nel corso della Guerra d’Algeria, e più tardi ancora, ma ha rispettato la mia indipendenza. Essa sa che un giorno ci ritroveremo, e mi fa credito“.

Ma ideali interlocutori di Vergès sono anche alcuni celebri personaggi storici, crudeli dittatori, fanatici rivoluzionari, criminali di guerra, terroristi, e criminali comuni. Un palcoscenico affollato da carnefici e vittime, da vincitori e vinti, da accusatori e accusati, da giudici e rei. Un drammatico copione in cui il Difensore “se riesce a far capire quanto di pericoloso c’è nell’uomo, se fa ammettere al giudice e ai giurati che anche in loro esiste tale minaccia, essi non tratteranno il criminale come qualcuno venuto da un altro mondo, come un marziano, come un essere nocivo: lo tratteranno come un loro simile passato agli estremi”.

Una testimonianza intensa e destabilizzante di un uomo che ha scelto di vivere una vita fuori dall’ordinario.

Jacques Vergès (Ubon Ratchathani 1925)

Di padre francese e madre vietnamita, nasce in Thailandia. Si laurea in legge e in filosofia, studia storia e lingue orientali alla Sorbona. Nel 1942 si arruola nei reparti del generale De Gaulle; a partire dagli anni della guerra d’Algeria, nella veste di avvocato difensore di terroristi, esponenti di movimenti di liberazione, criminali nazisti e collaborazionisti, è protagonista di celebri processi (da ricordare quelli intentati all’eroina del FLN, Djamila Bouhired, al terrorista Carlos, a Klaus Barbie, il “macellaio di Lione”, a Milos¡evic, e ai dittatori del Gabon, del Togo e del Ciad). La sua vita avventurosa e per molti aspetti inquietante si è svolta lungo poche coordinate essenziali: diritto inalienabile alla difesa anche per gli “indifendibili”; condanna pronunciabile solo ove la colpevolezza sia accertata al di là d’ogni ragionevole dubbio; necessità di rigorosa vigilanza sul “potere terribile del magistrato”.

di Maria Stefania Gelsomini

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