La montagna di sale che unisce l’Italia

Montagna di sale

“In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, ho voluto portare il sale dal Sud al Nord” ha detto lo scultore Mimmo Paladino. E di sale non ne porta un pizzico, ma una montagna intera.

L’opera dello scultore è stata realizzata nel 1985 e non è la prima volta che è esposta in Italia. Nel 1990 fu utilizzato come quinta in uno spettacolo teatrale, “La sposa di Messina” di Schiller, a Gibellina. Poi nel 1995 fu la volta di Piazza del Plebiscito a Napoli. In quell’occasione Paladino diventò protagonista di Piazza Plebiscito realizzando, come punto di confluenza dei suoi lavori contemporaneamente esposti al Museo Pignatelli e alle Scuderie di Palazzo Reale, la sua Montagna di sale: 30 metri di diametro, 20 metri di altezza, tutto ricoperto di sale da cui escono almeno trenta sculture. Vibrazioni cromatiche, grandi campiture di colore, installazioni scultoree, forme animali e umane, cavalli rovesciati sul sale rimangono ancora oggi nella memoria dei napoletani. Testimonianza superstite di quel grande evento è Vasca, oggi conservata nella collezione di Arte contemporanea del Museo di Capodimonte.

Nel 2011 questa mescolanza di Arte Povera e Land Art approda anche a Milano. Dal 21 marzo, infatti, questa colossale montagna di sale invaderà Piazza Duomo e sarà posta fra la statua equestre di Vittorio Emanuele II e il Duomo, perfettamente in asse con la Galleria. L’installazione è stata voluta da Letizia Moratti, sindaco di Milano.

Insomma, il sale del Sud che si trasforma in mirabile arte nelle mani dello scultore beneventano, attraversa l’Italia legandola con un filo invisibile, per approdare nella capitale del Nord. Così la gigantesca scultura, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, si trasforma in una testimonianza di unione, fratellanza, armonia.  In fondo questo sale altro non è che un dono elegante del mare trasportato sul dorso della penisola a depositare un senso di solidale unità mediterranea, italiana: un simbolo di unione radicale al quale non può opporsi nessuna insensibilità di uomini o gruppi di uomini che non riconoscono il senso più alto della parola Unità.

di Eleonora Gitto

Mimmo Paladino

Mimmo Paladino e la sua arteMimmo Paladino nasce a Paduli (Benevento) il 18 dicembre 1948. Dal 1964 frequenta il Liceo Artistico di Benevento, nel periodo in cui la scena internazionale era dominata dal Minimalismo e dal Concettualismo. Nella sua prima fase s’incentra principalmente sulla fotografia, continuando a coltivare tuttavia le sue eccezionali doti di disegnatore. Nel 1977, infatti, realizza un grande pastello sul muro della galleria di Lucio Amelio a Napoli e partecipa inoltre alla rassegna “Internationale Triennale für Zeichnung” organizzata a Breslavia. Dal 1978 al 1980 vive un periodo transitorio tra le iniziali posizioni concettuali e la rinnovata attenzione per la pittura figurativa. Di questa fase sono i dipinti monocromatici dalle tinte decise sui quali campeggiano strutture geometriche, ma anche oggetti ritrovati quali rami o maschere. Gli inizi degli anni ottanta sono caratterizzati dall’affermazione delle potenzialità di una pittura referenziale. A “Aperto ’80”, nell’ambito della Biennale di Venezia, il critico d’arte Achille Bonito Oliva propone la corrente della Transavanguardia, di cui fanno parte Chia, Clemente, Cucchi e lo stesso Paladino. Attraverso la rivisitazione dell’allegoria e del simbolismo, questo gruppo aveva puntato a ripristinare il mito, il mistero e il magico nell’arte contemporanea. Si susseguono da allora le presenze in importanti rassegne internazionali (Biennale di Venezia, Biennale di San Paolo del Brasile, Biennale di Lubiana, Tate Gallery di Londra, Fondazione Mirò di Barcellona, Biennale di Parigi, Kunsthaus di Basilea, National Museum di Pechino, Forte Belvedere di Firenze, Musée Royale des Beaux Arts di Bruxelles, etc…) grazie alle quali la sua arte è conosciuta all’estero e riscuote immediatamente larghi consensi. Paladino si dedica anche all’attività incisoria: l’acquaforte, l’acquatinta, la linoleografia, la xilografia che interpretano magistralmente il carattere spettrale delle sue figure primordiali.

Nelle sue opere l’artista immortala figure e forme ossessive talvolta ispirate all’arte e ai manufatti provenienti da culture del passato e del presente. Il linguaggio visivo di Paladino non è né narrativo né essenziale: è fluido e ambiguo perché l’arte, nel suo modo di esprimerla, non deve dare risposte ma formulare domande. Le sue numerose mostre personali sono state allestite in musei pubblici e gallerie private in tutto il mondo. Sue opere di pittura e di scultura si trovano in importanti spazi pubblici e in notevoli collezioni istituzionali e private. Attualmente, vive e lavora a Benevento e a Milano.

La creazione della montagna di sale davanti al Duomo coinciderà con l’inizio di una grande retrospettiva dedicata proprio a Mimmo Paladino: si terrà a Palazzo Reale ed è la prima volta che a un’artista contemporaneo viene concesso di esporre nel piano nobile dell’edificio di Milano.

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