La banda larga in Italia resta “stretta”

Banda larga in Italia

L’accesso ad Internet mediante banda larga in Italia resta ancora una chimera. Da 800 milioni di euro destinati a colmare il digital divide se ne erogano 100. E gli altri 700 milioni dove sono finiti?

Nel mese di gennaio 2010 Gabriele Galateri delegato di Confindustria per le Comunicazioni e lo sviluppo della banda larga, aveva chiesto al Governo di sbloccare gli 800 milioni di euro previsti dalla Finanziaria per colmare il digital divide. Il delegato dopo nove mesi è stato accontentato ma i fondi destinati al sostenimento dei progetti di ampliamento della copertura e delle attuali infrastrutture sono stati stanziati ma hanno subito una drastica cura dimagrante: da 800 milioni di euro sono diventati 100 milioni. Questa cifra ovviamente dovrà essere divisa fra le regioni.

Dividi ricchezza e diventa povertà” recita un antico detto popolare. Che cosa potranno mai fare le regioni con queste cifre del tutto inadeguate, e lo diventano ancora di più se si pensa che dovranno servire anche coprire con la fibra ottica settantatre zone industriali (indicate dal Ministero, ovviamente!) che ancora oggi non possono fruire della banda larga.

Non c’è nessun paragone con gli altri Paesi europei, che continuano a investire ritenendo la banda larga una priorità. La Finlandia già da qualche tempo garantisce 1 Mbps a tutti i cittadini prevedendo di raddoppiare il taglio minimo di banda entro il 2012. Negli ultimi quindici anni la produttività in Europa, grazie anche alla banda larga che permette una maggiore diffusione delle tecnologie dell’informazione, è aumentata del 50% proprio grazie alla diffusione.

Nel nostro Bel Paese questo concetto stenta a entrare nella testa dei nostri governanti, tanto che il rapporto tra gli investimenti nell’Innovazione Tecnologica e il PIL è dell’1,9%. Ma c’è una domanda che  ronza nella testa alla quale vorremmo fosse data una risposta: che fine hanno fatto gli altri 700 milioni destinati a tale investimento?

Eleonora Gitto

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