Kosovo, coprifuoco a Prizren

Kosovo, Prizren

La guerra è da sempre, la più grande finzione umana. La guerra cela dietro motivi plausibili significati inaccettabili per l’umanità. Stephen Littword

Le guerre nella ex-Jugoslavia furono sanguinose e furono commesse molte atrocità da ambo le parti. Ecco i numeri di una guerra assurda:

  • 13 mila (secondo le stime ufficiali, ma è raginevole credere che siano molti di più) le vittime della guerra fra le forze serbe di Slobodan Milosevic e gli indipendenti albanesi dell’Esercito di liberazione del Kosovo (Uck). La maggior parte delle vittime erano uomini tra i 15 e i 49 anni.
  • 1.781 le persone che risultano ancora disperse per le conseguenze del conflitto armato della fine degli anni 90 in Kosovo.
  • quasi 300 – dopo circa 12 anni della fine della guerra – i resti umani sono stati restituiti alle famiglie. Sono stati esaminati migliaia di documenti e più di 1.300 campioni ossei sono stati sottoposti alle analisi del DNA.
  • A questi vanno aggiunte le 3.671 vittime mietute dall’Uranio Impoverito (Depleted Uranium – deriva da materiale di scarto delle centrali nucleari e viene usato per fini bellici per il suo alto peso specifico e la sua capacità di perforazione). I casi di malati per uranio impoverito, tra i soldati italiani no, sono sempre di più. Serbia, Kosovo e, purtroppo, anche i nostri soldati,  devono ancora fare i conti con la pesante eredità di 78 giorni di bombe, regalo della la campagna aerea della Nato, all’uranio impoverito, il killer subdolo che uccide di tumore a distanza di anni. Si conta che ora le vittime sono 3.671 approssimativamente, ma questa cifra, nonostante sia già molto elevata, è riduttiva rispetto la realtà in quanto si sono  conteggiati solo i soldati in servizio.
  • 2.500 le cluster bomb (bombe a grappolo) sganciate dalla Nato sulla Serbia ancora inesplose. Per la maggior parte pare siano concentrate nel sud del Paese, su di una estensione di 15 chilometri quadrati in un territorio in cui vivono circa 160.000 persone.

Sebbene la guerra del Kosovo sia terminata il 9 giugno 1999 (con la firma del trattato di pace tra la NATO e la Repubblica Federale di Jugoslavia), la tensione tra le due etnie è tutt’ora esistente. Come si vive nei posti dilaniati dalla guerra? Non si vive. Ma dalle parole del poeta Mario Bellizzi, cogliamo che tra le macerie che ha lasciato quest’ennesima assurda guerra, c’è qualcosa che rimane sempre in piedi. E’ qualcosa che nessun carro armato, nessuna bomba, nessun regime nazionalista, nessuno eccidio, nessuna rievocazione delle camere a gas naziste di Auschwitz, riesce mai distruggere. Quel qualcosa si chiama speranza.

Prizren, la guerra vista con gli occhi del poeta di origine albanese Mario Bellizzi

Coprifuoco

Qui a Prizren c’è il coprifuoco dopo l’una di notte.
Gli Angeli non possono uscire
per le strade con il selciato
passeggiare lungo il Fiume Bianco,
è proibito attraversare il Ponte di Pietra
e agli innamorati prendersi per mano
e guardare i minareti, la luna, le bandiere sventolare al vento.
… Ma dalle case diroccate dalle bombe
si sente il liuto monocorde, il tamburo e il clarino.
Sarà per questa musica ipnotica che la gente resta qui
tra carri armati e filo spinato
immersa nel magnetismo di quel pentagramma
che è l’Oriente
.

Prizren, 20 agosto 2000

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