Keith Haring, il graffitaro che inventava la vita

Haring

Il doodle di Google odierno è dedicato a uno dei più noti esponenti del graffitismo: Keith Haring, il fantasioso artista che ha disegnato sui muri del mondo vita, sogni e speranze.

Questa è la storia di un uomo che ha tracciato il proprio percorso danzando come la traiettoria, instabile ma potente, di una stupenda cometa”, scrive di lui Luca Beatrice. E basterebbero queste parole per capire chi era Keith Haring.

HaringPer cosa vogliamo ricordare questo grande comunicatore del XX secolo? Per i bambini che si tengono per mano sul muro di Berlino? Per le parole “Crack is Wack” (il crack è una porcheria) dipinte sulla grande murata nell’ East Harlem Drive del ghetto di Harlem? Per la murata dipinta a Milano nel negozio di Fiorucci? E come dimenticare la rassegna artistica Terrae Motus in favore dei bambini terremotati dell’Irpinia che, nel 1980, lo ha visto protagonista con Andy Warhol? C’è un elenco infinito di opere di questo “graffitaro”, più volte arrestato perché la sua arte era ritenuta illegale. Ma, il genio, si sa, è spesso incompreso, e di certo i benpensanti di quegli anni 80 in cui esplose la pop-art di Haring, non potevano immaginare che quei graffiti dipinti nelle stazioni metropolitane sarebbero stati apprezzati al punto  da essere rubati e venduti ai musei.

Un artista geniale. Un talento inesauribile e una vita breve ma trascorsa a totale servizio dell’arte e della voglia di comunicare con il suo linguaggio visuale diventato universale. Haring fu capace di sviluppare da zero un alfabeto di segni con il quale componeva opere che parlavano a tutti. Grande comunicatore, dunque, ma anche uomo vitale e di grande generosità. Vittima consapevole del virus HIV, una volta ebbe a dire “Nella mia vita ho fatto un sacco di cose, ho guadagnato un sacco di soldi e mi sono divertito molto. Ma ho anche vissuto a New York negli anni del culmine della promiscuità sessuale. Se non prenderò l’Aids io, non lo prenderà nessuno“.

HaringPerciò, negli ultimi anni della sua vita si dedica a importanti campagne di sensibilizzazione sull’AIDS. Dipinge murales un po’ ovunque, a Monaco, Chicago, New York, Italia e fonda la Keith Haring Foundation a favore dei bambini malati di AIDS e non solo, perché l’organizzazione è impegnata in diverse attività sociali. Infine, realizza, il suo ultimo lavoro pubblico sulla facciata della chiesa di Sant’Antonio a Pisa: il murale Tuttomondo dedicato alla pace universale che diventa la sua ultima celebrazione della vita.

Il 16 Febbraio del 1990 Keith Haring ci abbandona definitivamente pronunciando queste ultime parole: “I miei disegni non cercano di imitare la vita, ma cercano di crearla ed inventarla“.

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