Inquinamento? Si combatte con il telelavoro

Inquinamento Si combatte con il telelavoro

L’inquinamento si può combattere con il telelavoro: le tecnologie informatiche offrono la possibilità di lavorare in casa e ciò significa meno auto in circolazione e, quindi, meno emissioni di CO2 nell’aria.

Puntualmente ogni anno con l’arrivo della stagione invernale, nelle città italiane scatta l’emergenza inquinamento. Il brutto tempo costringe le persone a servirsi delle auto private piuttosto che dei mezzi pubblici. La conseguenza di questa cattiva abitudine è un aumento abnorme di polveri sottili ed emissioni di gas. Una risposta all’inquinamento cittadino, di sicuro è il telelavoro. Una soluzione tra l’altro già adottata in America. Nella Contea di Los Angeles, infatti, è bastato un lieve incremento del telelavoro ha ridotto l’inquinamento del 5%.

Ma si può attuare il sistema del telelavoro senza che ciò richiami alla mente automaticamente preconcetti, pregiudizi e luoghi comuni? E’ possibile lavorare da casa senza essere considerati dei pigri o, peggio ancora, dei fannulloni?

Ormai da anni si parla di telelavoro ma finora non c’è stato mai il coraggio, e anche l’intelligenza, di normare questa modalità di lavoro in maniera adeguata; e in questo purtroppo, come in altri aspetti della vita civile, in Italia siamo ancora molto arretrati.
L’idea è ancora quella dello stereotipo padrone-dipendente, con quest’ultimo sottoposto a controllo continuo sulla produttività, sul modo di essere e di fare del lavoratore, sui suoi comportamenti lavorativi ed extra-lavorativi.

In realtà se buona parte dei lavori si svolgesse a casa, i vantaggi sarebbero molti, sia per il lavoratore sia per il datore di lavoro.
Si eviterebbe lo stress, e la perdita di tempo, di andare a lavorare in un’altra location tutti i giorni. Si risparmierebbero i soldi del viaggio. Si risparmierebbero i soldi dei pasti; si respirerebbe, in molti casi, molto meno smog. Certo, poi si presterebbe più attenzione ai risultati, piuttosto che alla timbratura del cartellino. Ma questo andrebbe a tutto vantaggio del rapporto di lavoro, del contratto di lavoro.

E la vita sociale ne risentirebbe? Diremmo di no, perché da un lato avremmo a disposizione più tempo per la vita domestica, e quindi familiare; e poi in ogni caso potremmo uscire più liberamente di casa non trascurando amici e relazioni sociali.
Perciò, sarebbe stato opportuno per i cari signori del Governo e del Parlamento che hanno pensato al Job acts, dedicare maggiore attenzione anche al futuro, ai problemi, ai vantaggi e alle prospettive del telelavoro. Se lo fanno all’estero, nei Paesi più avanzati, perché non dovremmo farlo noi? Perché manca la cultura? Forse, ma la cultura ce la possiamo creare. Perché manca il coraggio? Probabilmente sì. Ma anche nei percorsi più lunghi, diceva il saggio Mao, esiste un primo passo: facciamolo.

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