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Truffaut, l’uomo che amava le donne

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Grazie Google! Il doodle di oggi è davvero gradito perché rende omaggio a un grande regista: Francois Truffaut, nato in Francia il 6 febbraio 1932.

Noi vogliamo ricordare Truffaut con “L’uomo che amava le donne”, uno dei suoi film che abbiamo tanto apprezzato.

L’uomo che amava le donne fu girato da Francois Truffaut nel 1977. Nel film, dal retrogusto un po’ amaro, si raccontano le capacità seduttive di Betrand Morane, interpretato da un mirabile Charles Denner. Bertrand scrive un diario ripercorrendo le tappe della propria vita. Inizia così un singolare viaggio introspettivo che gli riporta alla mente la sua infanzia di ragazzino timido e impacciato, oppresso da una figura materna libertina e, al contempo, severa, nonché le sue storie di uomo adulto alla spasmodica ricerca dell’amore. E per questo desiderio mai pago, incontra e conosce tante donne. Le ama tutte, al punto che “...gli sarebbe piaciuta la vista di tante paia di belle gambe al suo funerale”, ed è così, che alla fine si chiude il film.

Un film antifemminista? No, affatto! Siamo nel 1977, un periodo in cui in Italia la contestazione giovanile è molto forte. Venivano fuori, in modo sempre più preponderante, non solo rivendicazioni, ma anche tutte le contraddizioni di una generazione alla ricerca di un equilibrio tra la morale tradizionale (cristiana) che vincola azioni e pensiero a dogmi imposti, e il libertinismo, inteso come affermazione del piacere, della corporeità e, soprattutto, della libertà di pensiero. Il Bertand di Truffaut incarna perfettamente questo travaglio e, fra il serio e il faceto, affronta con ironia e dolcezza temi che meritano, ieri come oggi, una profonda riflessione: l’amore, la natura, la libertà, e il libertinaggio nei suoi aspetti, vitali e positivi.

Perché non è un film antifemminista? Perché sebbene nel film le donne appaiano semplici co-protagoniste, la figura femminile ne esce pienamente valorizzata e alla fine è addirittura vincente nei confronti di quella maschile. Novello Casanova, il nostro Bertrand è un seduttore di classe. Emblema stesso del libertinismo, si libera della morale perché ha voglia di vivere in pieno la sua esistenza. E, forse, il miglior modo di sentirsi vivo, è proprio essere perennemente innamorati. Perciò s’innamora, desidera e s’interessa alle donne, tutte.  Il suo amore per le donne in generale è sincero. La sua attrazione per i loro corpi è così intensa e smodata che ogni donna è sublimata nella sua bellezza. "Io m’interesso a tutte le donne”, e perché lo fa? Perché "Cosa hanno in più queste donne rispetto a quelle che ho già conosciuto? In più hanno il fatto di essere delle sconosciute".

Bertrand e il coro delle sue vestali. Le donne del film, che sembrano uscite da un quadro d'autore, sono definite con grande squisitezza estetica. La leggerezza, i toni pacati, lo sguardo autoironico e il fruscio delle gonne su quelle gambe che "sono dei compassi che misurano il globo terrestre in tutte le direzioni, donandogli il suo equilibrio e la sua armonia", sono i deliziosi contorni di questo straordinario mosaico che ruota intorno all'universo femminile. Quello stesso universo che lo accusa di non essere “uomo maturo” per la sua voglia di esplorare, per quella sua ricerca continua dell’“innamoramento” infinito. "Tu credi di amare l'amore, ma non è vero, tu ami l'idea dell'amore'', gli dice Vera, l'unica donna che il protagonista confessa di aver amato e poi perso. Forse sarà stato anche così.  Ma alzi la mano chi nella sua vita non si sia mai chiesto “amo davvero la persona che mi sta accanto, o sono innamorato solo l'idea dell'amore?”. E quante storie s’infrangono sugli scogli di questa “confusione”?

"La verità è una soltanto. Loro vogliono ciò che voglio io: l'amore. Tutti vogliono l'amore: ogni specie d'amore". Bertrand Morane (dal film L’uomo che amava le donne)

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