Inceneritori, in fumo rifiuti e salute

Inceneritori

Se li conosci, li eviti. Che cos’è un inceneritore? E’ un impianto che serve a incenerire i rifiuti. Peccato che mentre brucia la monnezza, manda in fumo anche la nostra salute.

Come in tutti i processi di combustione ad alta temperatura, anche qui i prodotti finali sono gas, ceneri e polveri. Da un impianto del genere si può, riutilizzando il calore generato durante la combustione dei rifiuti, produrre energia elettrica. Questo, sostanzialmente, è il motivo per cui la parola inceneritore è sostituita, erroneamente, con il termine termovalorizzatore. Erroneamente poiché, come da tesi universalmente accettata dalle comunità scientifiche, tale termine è non solo inesatto, ma anche ingannevole, un modo per rendere accettabile lo smaltimento dei rifiuti con uno dei processi più nocivi per l’ambiente e la salute dell’uomo: la combustione. Un inceneritore, di fatto, non valorizza assolutamente nulla, tanto meno i rifiuti che per diventare una vera risorsa, senza recare danno all’ambiente e alle persone, possono seguire un’unica strada: il riciclo.

Incenerire i rifiuti significa solo smaltirli e in malo modo! Non a caso il termine “termovalorizzatore” non si trova mai nelle norme europee di riferimento nelle quali si parla esclusivamente di “inceneritori”. Perché sono dannosi? Perché emettono diossine, metalli pesanti, gas velenosi e nano polveri: tutti agenti tossici e cancerogeni. Ribattezzati ecomostri, gli inceneritori sono gli impianti insalubri per eccellenza, tanto che anche la legge afferma che sono incompatibili col territorio dove ci sono produzioni DOP. La qual cosa ci sembra un controsenso, considerato che tutte le emissioni di un inceneritore, la diossina in particolar modo, entrano nella catena alimentare e provocano cancro e altre gravi patologie! Allora perché salvaguardare solo i territori con produzioni DOP? Forse l’insalata e l’erba che mangiano gli animali erbivori, la cui carne arriva sulle nostre tavole, essendo senza griffe, diventano immediatamente meno dannose? Oppure, più verosimilmente, bisogna salvaguardare solo il business? Qui non si vuole fare facile allarmismo! Le diossine, come ci informa la comunità scientifica, sono molecole molto varie cui appartengono composti cancerogeni tanto che alcune di esse sono inserite dalla IARC (International Agency for Research on Cancer) al primo posto nel gruppo dei “Cancerogeni per l’uomo”.

Le diossine sono polveri sottili e impalpabili. Avendo queste sostanze nocive un elevato peso molecolare, diventato poco volatili. Sono poco solubili in acqua però, in compenso, sono molto solubili nei grassi animali. La beffa è che non mettono a rischio solo quanti vivono in prossimità d’impianti industriali e inceneritori ma, praticamente, tutti. Il fenomeno del bio-accumulo di diossina avviene, sostanzialmente, attraverso gli alimenti. Come già detto, la diossina risale la catena alimentare: non essendo volatile si accumula nei vegetali che, mangiati dagli animali, la trasferiscono all’uomo con estrema facilità. Ne sanno qualcosa ad Acerra, nel napoletano, dove le persone ammalate di cancro non si contano; gli allevamenti sterminati dalla diossina nemmeno. Ovini con due teste, tre zampe e un occhio solo; bambini focomelici; linfoma; tumori; endometriosi, sono solo le manifestazioni più evidenti e già abbondantemente documentate. Senza parlare del disastro ambientale e mortale che ha provocato l’impianto Ilva di Taranto che solo oggi si decide di bonificare (?) – come dire scappate le pecore, mettiamo il catenaccio… -.

Anche la OMS – Associazione Italiana Medici per l’Ambiente – e l’Arpa affermano che i fumi degli inceneritori sono cancerogeni e nonostante ciò, si continua a perseguire la strada dell’incenerimento dei rifiuti con irresponsabile ostinazione. Ci raccontano la favoletta degli inceneritori sicuri e dei miracolosi impianti di ultima generazione capaci di abbattere l’emissione di diossina. Tutto per far passare nell’opinione pubblica l’idea che per risolvere le reiterate emergenze rifiuti, l’unica strada perseguibile sia la loro combustione. La verità è ben altra: non esistono filtri o prevenzioni miracolose. Le nano polveri sono talmente piccole che sfuggono a qualsiasi tipo di controllo! L’unica alternativa seria a questo scempio è di abbandonare definitivamente l’idea di bruciare i rifiuti: il riciclo e la rinuncia al business a ogni costo (soprattutto quando questo significa passare con un rullo compressore sulla salubrità dell’ambiente e il diritto alla salute dei cittadini) sono le uniche soluzioni possibili.

Lascia una risposta