Il finto Gramsci

Intellettualoidi

Esistono ancora gli intellettuali oggi? Sono una razza in via di estinzione o, semplicemente, si sono involuti dando origine a una nuova generazione di intellettualoidi d’assalto e mediatici? Il finto Gramsci di Valentina Gaglione.

Se per intellettuali s’intendono gli uomini di cultura che, al passo con i loro tempi, sentono la necessità di impegnarsi in una causa civile diventando portavoce del dissenso, rivolto verso qualunque tipo di autorità, la risposa alla domanda iniziale è, tragicamente, no!

Oggi, purtroppo, assistiamo attoniti e inermi alla decomposizione del mondo intellettuale. La condizione postmoderna ha trasformato profondamente le basi dell’attività intellettuale e ha avuto un forte impatto sul modo in cui gli intellettuali vedono e pensano se stessi. A differenza dell’intellettuale d’ispirazione illuministica animato da ambizioni universalistiche, si sono fatti largo intellettuali che non pensano più di rappresentare la verità universale ma di affermare al massimo l’identità di un gruppo o la realtà di una dimensione particolare. Siamo alla fine dell’intellettuale, nel suo mondo si affacciano, muovendosi con disinvoltura, i nuovi intellettuali del terzo millennio: gli intellettualoidi.

finto intellettualeChi è l’intellettualoide? Un finto Gramsci! La versione trash dell’intellettuale, e cioè la banalizzazione e volgarizzazione di un ruolo dapprima riservato a pochi eletti e ora diventato di massa, l’intellettuale prét à porter, democratico, in grado di mettere insieme bei discorsi vuoti farciti di frasi fatte e parole difficili, di esprimere pareri su tutto e su tutti stando comodamente seduto sulla poltrona di uno studio televisivo. Egli sarebbe così una specie d’intermediario culturale, una sorta di suppletivo della cosa scritta, cui non serve del vero talento o della creatività, gli basta solo un po’ di competenza e di abilità, un bell’eloquio e un po’ di savoir faire. Certo, non è facile stare sul mercato mediatico intellettuale, bisogna fare attenzione a non muoversi controcorrente, ma nuotare abilmente nel mainstream, collocarsi al centro dell’attualità, porsi sulla stessa lunghezza d’onda dell’ideologia dominante, sapendo che la parola è più importante del pensiero, che l’opinione pubblica è più importante delle idee, che il paratesto è più importante del testo. Occorre in fondo imparare a dissimulare e a guardarsi bene dall’utilizzare l’unica vera e propria arma dell’intellettuale e cioè la critica, a servirsi abilmente di termini e concetti magniloquenti per legittimare, di fatto, lo status quo.

L’amara verità è che l’intellettuale indipendente che un tempo si muoveva al di fuori o contro il sistema ha così lasciato il posto alla sua controfigura, cioè a un personaggio perfettamente inserito nel sistema, sempre alla ricerca di una nuova tribuna mediatica e soprattutto sempre più bisognoso di riconoscimento accademico e istituzionale. Ma è evidente che nel momento in cui l’identità intellettuale è sempre più subordinata all’accreditamento e al consenso istituzionale, ciò che viene meno è esattamente la ragion d’essere dell’intellettuale, quindi la sua autonomia. Si è perso di vista un concetto fondamentale: il forte valore simbolico del lavoro intellettuale è l’indipendenza. L’attività di un intellettuale è improntata su una ricerca essenzialmente libera, autonoma e perciò non assoggettata al sistema della comunicazione oggi dominanti. L’intellettuale è, e dovrebbe rimanere, produttore di un sapere e portatore di una conoscenza la cui natura simbolica e sociale è profondamente antitetica alle logiche di mercato ed è irriducibile a merce a mero scopo di lucro.

Dedicato all’intellettuale italiano del terzo millennio.

Il finto Gramsci (All’intellettuale italiano)

Dall’alto dei suoi studi
Superbo m’osserva un uomo manichino
sui gradini di maestose cattedrali
rattrappito da sapere e ottusità.
Così considera la mia figura lontana
Così non vede l’angolo stucchevole e osceno del mio cuore
Sottosviluppato poco interessante,
privo di smalto e novità.
Il mio cuore.
Solo muscolo sorpassato, ridicolo,
falso, da pestare, mangiare a violenti morsi
Dall’altura mai vedrà il fondo
Intimorito dalla vita che è merda e cielo,
infetta e sana.
Profano del dono di parola
ha la scelta tra gli aguzzi denti
pronta a pronunciarsi in un “si “ o in un “no”.
Vorrei avere il suo pensiero
Vero , coraggioso, primitivo.
Ma prolifica il silenzio
Silenzio, silenzio, silenzio.
Omertoso, ipocrita tiri su gli occhiali da Gramsci
Su uno sguardo a fessura poco accattivante
Chino non mi vedi
Guardi la punta dei tuoi piedi
Vergognosamente in giù
Fai parte del sistema
Anche tu.

di Valentina Gaglione

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