Igroelettricità, quando la corrente arriva dall’umidità

Igroelettricità, quando la corrente arriva dall'umidità

Igroelettricità: ricavare corrente elettrica dall’umidità contenuta nell’aria, questa è l’ultima frontiera delle rinnovabili.

Le energie alternative, soprattutto quelle rinnovabili, continuano a tenere banco nel mondo della ricerca. Non si tratta solo di utilizzare quelle che sono divenute più o meno classiche, come il fotovoltaico, l’eolico o le biomasse, ma anche di concentrare l’attenzione su quei campi sperimentali il cui approfondimento può portare a risultati sicuramente interessanti.

Insomma, là dove esiste materia, c’è pure l’energia: il problema è capire dove la più famosa equazione del mondo, quella di Einstein, E=MC2, sia applicabile in concreto.

Ecco che allora spuntano ipotesi come l’Igroelettricità, cioè l’energia elettrica ottenuta attraverso l’umidità. Uno studio presentato a Boston nel 2010 durante l’annuale congresso della American Chemical Society, ha approfondito la questione, appurando che l’aria umida è in grado di trasmettere cariche elettriche nei metalli che vengono a contatto con essa.

In base alle tesi degli studiosi, creando appositi collettori capaci di catturare queste microscopiche scariche elettriche presenti nell’aria, in un futuro forse non tropo lontano sarà possibile produrre energie elettrica per le abitazioni e per gli uffici.
Tutto ciò ovviamente sarà più fattibile nelle zone in cui, mediamente, il tasso di umidità dell’aria è molto alto. Si pensa, infatti, alle zone costiere degli Stati Uniti dell’Est, come la Florida.

Lo studio sull’Igroelettricità è stato illustrato da Fernando Galembeck dell’Università brasiliana di Campinas, il quale sostiene che i metalli messi a contatto col vapore acqueo assumono cariche elettriche. Si stanno tuttora testando una serie di metalli più adatti per la produzione di corrente.

Ad esempio, mentre una volta si pensava che le gocce di umidità fossero sostanzialmente neutre, ora si è dimostrato che il silicio, messo a contatto con queste, aumenta la propria carica negativa, mentre il fosfato di alluminio aumenta la carica positiva. Questo fenomeno, spiega Galembeck, si chiama proprio Hygroelectricity, ossia Igroelettricità.

L’altra faccia della medaglia è costituita dalla tesi di quanti non sono d’accordo sulla ricerca, perché sostengono che l’energia complessivamente prodotta dai pannelli-collettori igroelettrici è di ben cento volte inferiore a quella prodotta da un pannello solare.

Ma Galembeck non demorde e continua imperterrito con le sue ricerche, sapendo che la strada è molto lunga. Chi la dura la vince, e chi utilizza costanza e capacità nelle proprie ricerche, ha sempre buone possibilità di uscirne vincente.

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