Green economy, un orto in terrazza

Un orto in terrazza

Coltivare il terrazzo come se fosse un piccolo orto biologico, è una moda che si sta diffondendo a macchia d’olio. La green economy non perde tempo e, di fronte alla crisi, s’ingegna e diventa la verde realtà che aiuta salute e tasca.

Oltre mille aziende sono state riunite da PromoVerde, l’Associazione per la qualità del Paesaggio e del Florovivaismo, presente in sei regioni italiane (Lazio, Emilia Romagna, Toscana, Veneto, Sicilia e, fra breve, anche in Lombardia), che dal 2007 porta avanti un progetto multidisciplinare già punto di riferimento culturale e operativo per il verde “Made in Italy”. Prova evidente, questa, di quanto il bisogno di verde, unito alla voglia di avere cibo sano e pulito a dispetto dei prezzi esorbitanti della verdura, stiano diventando una sentita necessità. E poi c’è anche il desiderio di riprendere in mano una certa cultura contadina di autosufficienza, seppure minima, anche nel bel mezzo di una metropoli. Allora via libera agli orti in terrazzo, ai tetti-giardino, al verde pensile. Anche la Coldiretti ha notato il crescente numero d’italiani che mangiano ortaggi cresciuti sul balcone di casa, in particolare l’insalata. È una pratica che dà grande gratificazione e serenità. Non è solo salutare ed economica, ma può migliorare anche la qualità della vita. Il contatto diretto con la terra, la sua migliore conoscenza, le attese, fanno comprendere come tutti gli esseri viventi facciano parte di un “Tutto” che ha i suoi ritmi, le sue regole, a prescindere da noi. E questo “Tutto” non finisce con i confini della città o della nazione dove abitiamo, ma si protrae nello spazio e nel tempo. E non vi è dubbio che l’acquisizione nel tempo di tale filosofia, porterebbe ad affrontare meglio le vicissitudini quotidiane e ad allontanare lo stress.

Se avessimo la possibilità di guardare dall’alto molte nostre città, potremmo avere delle piacevoli sorprese. Potremmo scoprire che sono tanti i piccoli tasselli di grigio che hanno cambiato colore, diventando verdi. Non giardini: orti. In città, c´è chi caparbiamente trasforma cortili e spazi esterni sul fianco della collina in campi di basilico e cipolle; c’è chi utilizza i balconi non più per coltivare fiori e piante d’arredo, ma per basilico, prezzemolo, peperoncini e altro. E se gli americani hanno avuto l’idea dei corporate gardens, i famosi orti aziendali, bisogna sottolineare che i pionieri dell’orto sul terrazzo sono stati gli italiani.

In ogni caso fa piacere sapere che il fenomeno “dell’orto urbano” sta contagiando tutto il mondo, nel nostro Vecchio Continente come negli Stati Uniti dove la “coltivazione fai da te” sta appassionando l’upper class con insalate e pomodori che crescono anche sui tetti di grattacieli e case di New York, San Francisco e Boston. Magari sarà sull’onda della moda lanciata dalla first lady Michelle Obama, che ha mostrato con orgoglio i suoi cavolfiori, ma anche piselli, broccoli e zucchine. Ma questo poco importa, tutto va bene se tutti cominciamo a essere affetti da orto-mania, perché ciò significa che c’è una nuova attenzione all’alimentazione tra la popolazione mondiale. Si va sempre più alla ricerca minuziosa della qualità e della sostenibilità della produzione, tanto da arrivare a coltivare un orto proprio che, oltre a far riscoprire il gusto per il cibo locale, fresco, genuino e a recuperare il senso della stagionalità, allunga anche la vita. E questo non è un luogo comune. Infatti, uno studio dell’Università di Uppsala in Svezia, durato trentacinque anni e pubblicato sul British Medical Journal, chi fa giardinaggio o un’attività sportiva di modesta intensità guadagna circa un anno di vita rispetto a chi rimane inattivo.

Allora cosa aspettiamo? Tutti in giardino o in terrazzo, con zappa alla mano per impegnarsi non solo nella tradizionale cura dei vasi e di fiori, ma anche nella coltivazione fai-da-te di lattughe, pomodori, piante aromatiche come salvia o prezzemolo, peperoncini, melanzane e zucchine, fagioli, piselli, fave e ceci, e infine, per chi può, anche alberi da frutta, per poi raccoglierli e portarli con tanta soddisfazione sulle nostre tavole.

Eleonora Gitto

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