Quando l’ingegneria sposa l’ambiente

Green Data Center Eni

Ferrera Erbognone, in provincia di Pavia, ospiterà il Green Data Center del Gruppo Eni. Ecco le nuove frontiere dell’ingegneria ambientale.

I Data Center sono strutture, di solito edifici divisi in compartimenti, progettati per ospitare e gestire un numero elevato di apparecchiature e infrastrutture informatiche e i dati ivi contenuti, allo scopo di garantirne la sicurezza fisica e gestionale. E’ facile immaginare quanto possa essere elevato il consumo energetico di una struttura simile. Allora com’è possibile che possa trasformarsi in green? Semplice con i miracoli cui ci sta abituando l’ingegneria ambientale.

Il Gruppo Eni ha deciso di trasferire oltre 7000 macchine, per un totale di 60.000 processori (Cpu) in un centro che sorgerà a Ferrera Erbognone e, grazie a una progettazione architettonica innovativa che ottimizza i percorsi elettrici (principale fonte di dispersione e spreco di energia) si riusciranno a portare circa 20.000 volt a pochissimi metri dal sistema distributivo finale dei server. Tutto il Data Center sarà raffreddato attraverso la circolazione naturale dell’aria indotta da grandi torri di aspirazione asservite a ciascuna sala macchine. I server, a loro volta, funzioneranno a temperature più alte di quelle tradizionalmente usate, riducendo a pochissimi giorni l’anno il ricorso ai condizionatori. I server sono inseriti in contenitori che separano nettamente i flussi di aria calda da quella fredda ottenendo la massima efficienza di raffreddamento. Inoltre, poiché l’energia fornita al Data Center proviene da una centrale Eni alimentata a metano, il risparmio di energia si traduce anche in una riduzione di emissioni di gas serra di quasi 335.000 tonnellate l’anno.

Lo scorso febbraio sono stati completati i test dei primi gruppi di continuità in tecnologia off-line costruiti su specifiche Eni. Con il supporto del Dipartimento di Ingegneria Elettrica dell’Università di Bologna, il TÜV (l’ente di certificazione, ispezione, testing e formazione) ha certificato che è stato superato il target di efficienza di rendimento del 99,4%, raggiungendo i valori record di 99,46% al 50% del carico e 99,43% al 100%. Si tratta di sistemi rivoluzionari: di taglia media (200 kW), sono sempre spenti e intervengono solo quando avviene una discontinuità di alimentazione elettrica; costruiti con una logica più razionale di quelli tradizionali, sono anche più semplici ed economici.

Insomma questo Green Data Center è stato progettato per conseguire un livello di efficienza energetica di eccellenza mondiale, con un rapporto tra la potenza totale immessa e quella impiegata dai server inferiore a 1,2. Giusto per rendere l’idea di cosa si parla, si ricorda che i data center realizzati qualche anno fa, hanno un rapporto di efficienza molto peggiore, intorno a 3,0; un rapporto di 2,0 è considerato buono, mentre un valore inferiore all’1,5 è molto aggressivo. Con questi presupposti, il Data Center dell’Eni si candida a essere davvero green. Se tali premesse si renderanno concrete, non resta che sperare che anche in tutti i data center italiani, il cui consumo medio oggi è stimato in oltre 200 Megawatt, si decida di utilizzare questi nuovi gruppi di continuità. Il risparmio energetico annuo sarebbe superiore a 110 Mwh/anno, l’equivalente dei consumi annui di una cittadina con circa 200 mila abitanti, e nell’atmosfera s’immetterebbero all’anno oltre 60.000 tonnellate di gas serra in meno.

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