Google? Un parassita! E se lo dice De Benedetti…

Google parassita

Se le esternazioni di Carlo De Benedetti siano state dettate da dati oggettivi o meno, a noi non è dato sapere, ma vogliate perdonarci se hanno richiamato alla mente le parole della volpe che non riuscì a raggiungere la desiderata uva: “Nondum matura est, nolo acerbam sumere”! (da La volpe e l’uva – Esopo)*.

Google è un parassita”, esordisce Carlo De Benedetti, Presidente del Gruppo Editoriale L’Espresso. “Il motore di ricerca non può vivere da parassita, raccoglie 400 milioni di pubblicità senza fornire alcun prodotto, ma veicolando i nostri contenuti, non può continuare a trarre un profitto colossale dai nostri contenuti, è assurdo e non esiste“. Poi, però, non nasconde di “provare ammirazione e una certa invidia (e qui casca l’asino! ndr) per chi possiede Google” e punzecchia anche le aziende che operano nel settore delle telecomunicazioni che “fanno soldi sui dati. Noi gli diamo il traffico e loro non dicono neanche grazie: e dovrebbe essere un grazie sentito.

Secondo De Benedetti, dunque, “non si può prendere e usare una cosa senza pagarla“. E non si ferma qui, ma fornisce anche la ricetta per cambiare la situazione? Quale? Applicare, a grandi linee, l’esempio iTunes. “Deve essere assicurato il principio dello sharing, si tratta di capire quale sia quello giusto. In futuro le news saranno gratuite, perché sono commodities: si pagheranno invece i commenti“. De Benedetti ha anche parlato dei nuovi dispositivi per accedere ai contenuti, come i tablet PC. “Sono stati 16mila gli utenti che hanno scaricato la copia dell’Espresso sull’Ipad: è vero che era gratuita, ma anche quando sarà a pagamento, cioè tra poco, il numero sarà significativo“.

E’ lecito chiedersi dove vuole andare a parare con questo discorso il Presidente del Gruppo Editoriale L’Espresso? Siamo un pò dubbiosi mentre leggiamo. Poi dice  una cosa che, se da un lato ci apre la mente, dall’altro ci lascia perplessi: “Non è ideale la via intrapresa dal New York Times di fare pagare le notizie”. Ma questo non cozza con quanto detto prima? Non ci sembra, infatti, che le sue dichiarazioni vadano in questa direzione, perchè se pensa che per rendere sostenibili le attività online dei quotidiani cartacei bisogna tassare provider e Google, non  sta forse chiedendo agli internauti un sovvenzionamento? E scusate, ma questo alla fine non significa far pagare le notizie?

Eleonora Gitto

* La citazione in latino è tratta dalla versione di Fedro

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