From the beginning

From the beginning

Un mix perfettamente bilanciato di dolcezza e nostalgia, una pagina straordinaria e indimenticabile di un libro scritto in dieci anni, o giù di lì. Gli anni 70. “From the beginning“.

Quando erano in auge questi tre signori, gli Emerson Lake and Palmer, molti ascoltatori più o meno di professione erano impregnati di cultura musicale radicalscic. Era gente che in fondo disdegnava anche la bipartizione fra tifosi dei Beatles e tifosi dei Rolling Stones, per privilegiare un tipo di ascolto più raffinato, evoluto, più “progressive”, dal nome del genere che in maniera torrentizia si apprestava ad invadere gli anni 70 col suo carico di snobismo ostentato, ma, anche, in fin dei conti, veramente rivoluzionario: anche nel campo musicale, oltre che in quello politico e civile, si poteva dire qualcosa di forte e nuovo.

Così in Inghilterra, dall’Inghilterra, fuoriuscivano gruppi oltremodo creativi; impressionanti, in genere, per la preparazione tecnica dei musicisti – e soprattutto forieri di una quantità sterminata di messaggi sonori, anche molto diversi fra loro, che riuscivano a colpire l’immaginazione dell’ascoltatore medio, abituato a fraseologie musicali semplificate, brevi, in altri termini “commerciali”.

Nascevano dal nulla, o quasi, di questo piattume, gruppi come i Pink Floyd, i King Crimson, i Genesis, i Gentle Giant, i Jethro Tull, e chi più ne ha più ne metta. Ma un gruppo, per preparazione tecnica, spiccava su tutti. Gli Emerson Lake and Palmer stavano una spanna sopra agli altri, e lo si poteva constatare sia dalle loro prestazioni dal vivo, sia dalle impeccabili performance in sala di registrazione. In molti cercavano di emularli, ma nessuno ci riusciva, nemmeno lontanamente.

Ecco un esempio, morbido e lineare, del loro repertorio più tranquillo, ma non per questo meno coinvolgente. La chitarra purissima di Greg Lake, in uno con la sua voce perfettamente intonata – e non era facile per quei tempi – insieme ad un altrettanto tranquillo, ma sempre originale, accompagnamento d’organo di Keith Emerson, che riusciva a mettere il suo straordinario imprinting pure su brani apparentemente senza pretese come questo.

Quel che ne esce è un mix perfettamente bilanciato di dolcezza e nostalgia, una pagina straordinaria e indimenticabile di un libro scritto in dieci anni, o giù di lì. Gli anni 70. “From the beginning“.

di Stefano Faraoni

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