Fotovoltaico, la svolta: polimeri trattati invece di silicio

Fotovoltaico, la svolta polimeri trattati invece di silicio

Fotovoltaico, la svolta polimeri trattati invece di silicio

Fotovoltaico sempre più economico e proficuo grazie a polimeri trattati con un co-solvente speciale utilizzati al posto del silicio. A rendere l’energia solare più competitiva alcuni ricercatori di San Francisco sono riusciti ad aumentare l’efficienza del fotovoltaico sviluppando celle solari polimeriche molto più efficienti.
Finora il problema più grande dei pannelli solari è stato sempre l’elemento fotosensibile. Da decenni si è cercato di migliorare, a parità di superficie, l’efficienza di un sistema fotovoltaico, ma in realtà i miglioramenti, in termini di produzione di energia, sono stati molto limitati. E comunque si è rimasti a livello di sperimentazione.

Vediamo se adesso, invece, si può fare un salto qualitativo di notevole entità. La conferma arriva da uno studio sulle celle solari approntato dalla Eindhoven University of Technology, in base al quale forse sarà possibile incrementare l’efficienza delle celle solari polimeriche fino a tre volte.

A fronte dell’efficienza del 15-20% raggiunta dal silicio fino ad ora, le celle solari polimeriche, cioè organiche, non arrivavano a più del 10%. Ma adesso i tecnici di Eindhoven hanno scoperto che, utilizzando una particolare polvere nel processo di produzione delle celle organiche, l’efficienza era raddoppiata o addirittura triplicata. Una specie di lievito che aumenta l’impasto organico dei polimeri, conferendo notevoli potenzialità al tutto.

Si tratta in realtà di un co-solvente, da aggiungersi al solvente stesso, col quale si evita che si producano delle bolle molto fastidiose nel processo di lavorazione. Queste bolle inibiscono grandemente la conducibilità dei materiali utilizzati, dando luogo a una produzione elettrica quantitativamente minore.
Questo co-solvente consente anche ai polimeri di solidificarsi più in fretta, migliorandone anche le qualità strutturali.

Il tutto, tra l’altro, permette un risparmio non indifferente, poiché il costo del silicio è sensibilmente maggiore. Non solo: l’utilizzazione di strutture polimeriche permette una maggiore adattabilità e plasmabilità delle superfici fotovoltaiche, le quali possono anche essere piegate a seconda delle convenienze. E’ il caso, ad esempio, del tetto di una macchina o di un’altra struttura curva sulla quale far aderire l’elemento fotosensibile.

I risultati dello studio condotto dagli studiosi dell’Università di Eindhoven, sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Nature Communications.

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