Ferragosto, mentre il TG parla di crisi

Ferragosto

Ferragosto, tutti al mare. Di solito è sotto l’ombrellone che si fanno riflessioni semi serie.

Ma in questa strana estate 2011, da un paesino della Calabria arrivano i pensieri di Pasquale Sacchinelli, uno dei tanti che torna a “casa” per le vacanze estive…

Dopo tre anni viro verso Sud, così , tanto per staccare dalla frenesia di città e rivedere con curiosità la mia prima prigione dell’infanzia. Un bel  paesino  calabrese, situato in collina, tra mare e montagna, buon cibo, bel clima,insomma come sempre, non è cambiato praticamente niente, nonostante le persone che conoscevo non ci siano più, andati via in cerca di miglior fortuna. Non perché sia di parte, ma è veramente bello, da camera mia vedo tanto verde, alberi e orti, e di notte ascolto il fiume, è l’unico rumore che si sente accanto ai versi di qualche animale, e di macchine, caos, nemmeno l’ombra. Dormo bene, mangio ciò che la campagna ha da offrirmi, e a me stesso dico… però fantastico… quasi quasi, mollo tutto e ritorno a vivere coi miei in campagna. E’ durato poco il pensiero. Nemmeno il tempo di sfiorarmi la mente che già come per magia era svanito, appena decido di fare un giro del paese, e rendermi conto, o meglio, ricordarmi il motivo per cui anni fa decisi di andarmene via: l’ottusità delle persone che ci vivono, la stessa (ahimè!) che, per mia sfortuna, ho ritrovato nella città in cui vivo.

Tv accesa, TG che parla della crisi, e i miei che mi chiedono quando mi sposerò, quando deciderò di fare un mutuo per una casa. E insistono dicendo che devo sbrigarmi perché sono al limite con l’età, sto invecchiando, almeno a loro dire. E tutto ciò mentre il TG  parla della crisi. I miei continuano a tediarmi. Ma ecco che improvvisamente la loro attenzione va alla storia, di non so chi, di una ragazza uccisa sembra dal marito. Si cambia completamente discorso. Si  inizia a parlare di un caso che, a quanto pare, loro seguono con molto interesse da un mese. Rimango alquanto impotente di fronte a ciò e faccio finta di ascoltare. Dopo un po’ chiedo loro com’è in paese la situazione. La risposta? E’ sempre la stessa, anzi è peggiorata: la criminalità è in aumento, le persone sempre più invidiose l’una dell’altra, si criticano a vicenda, senso civico pari a zero. L’unica cosa che sembra unire tutti sono ( manco a dirlo) le processioni di paese per questo o quel santo. E poi è sempre la solita solfa: un po’ di abusivismo edilizio qua e là; qualche terreno di proprietà “diligentemente” occultato allo Stato; la schiera di falsi braccianti che si beccano una mini pensione di indennità e qualche altro benefit non dovuto; la richiesta del “favore” a questo o quel politico di turno. Tutto come sempre. Tutto reso inamovibile da una mentalità radicata più o meno in tutto il Sud del Paese (e non solo…).

Dopo otto giorni di permanenza sto iniziando a rielaborare a mente fredda tutti gli input che mi sono arrivati, e noto che l’unica differenza che c’è tra i paesini e le grandi città è che nei paesini ci si conosce più o meno tutti, nelle grosse città no: non ci si parla nemmeno tra vicini della porta accanto. Ma gli imbrogli e le invidie sono le stesse anche se di peso diverso. Poi ci aggiungo quanto leggo su Facebook e non vi nascondo che tremo. Nemmeno in rete c’è unione. C’è chi pensa più a salvare gli animali postando tanto di foto (per carità giustissimo ci mancherebbe, ma è cosa semplice potrei farlo pure io copio-incollo foto ed articoli comodamente seduto da casa. Non lo faccio in quanto non lo considero molto di rilievo e in altra sede spiegherò il perché tanto per non divagare più di tanto); chi inveisce contro Berlusconi; chi sbandiera amore, felicità, amicizia, citazioni di tizio o caio, insomma una vera e propria Babele comunicativa e informativa. E chi ci capisce più niente. Però poi, fra una foto, una frase e invettiva, ognuno posta le immagini dei super mega viaggi che fa o ha fatto, la casa dove vive, le serate con gli amici, la moto o l’auto nuova fiammante, e altro ancora.

E allora sono tante le domande che mi affollano la mente. Tante le cose che mi chiedo immerso in tutte queste contraddizioni di fondo che non si vogliono vedere e accettare. Ma davvero stiamo così male? In realtà quanti sono realmente gli italiani che patiscono la miseria? E quanti quelli che fanno finta di stare bene indebitandosi con la merda  fino al collo per non avere poi il coraggio di dire che molte cose non se le può mantenere? Quanti sono a scendere in piazza durante gli scioperi? E quanti si lamentano inutilmente per poi scappare con la coda tra le gambe quando gli si propone concretamente di agire? Quanti sono lasciati soli a lottare contro un sistema marcio, putrido che ha infettato ogni cosa? Ed infine, noi dove siamo? Chi siamo? E cosa vogliamo veramente fare? Proviamo un po’ a rispondere, perché in tutta onestà non ci capisco un piffero nell’ennesima estate da delirio globale. E non posso fare a meno di chiedermi: ma quale rivoluzione potrà mai nascere da tutto ciò?

di Pasquale Sacchinelli

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