Eolico offshore? Italia: no all’energia del vento, sì alle trivelle

Eolico offshore Italia no all'energia del vento, sì alle trivelle

In Italia solo un oceano di belle parole. Il Governo dice no all’eolico offshore, ossia all’energia generata dagli impianti installati sul mare, e lo fa nel peggiore dei modi: rifiuta l’energia pulita del vento, per investire ancora nello sporco del petrolio e nella devastazione delle trivelle.

C’è qualcosa di strano nelle politiche di indirizzo ambientale ed energetico nazionale. Una sorta di rifiuto a occuparsi delle energie rinnovabili come mezzo utile e intelligente, oltre che ecocompatibile, per il futuro del Paese. Dichiarazioni, progetti sulla carta, adesioni a patti europei e internazionali; insomma, che più ne ha più ne metta, ma quando si tratta di rendere operative le dichiarazioni, le intenzioni, la buona volontà crolla e lascia il posto al lassismo più totale.

Una prova eclatante di tutto ciò, di quanto sia sottovalutato il futuro energetico del nostro Paese, è data dall’atteggiamento nei confronti dell’eolico offshore, di quell’energia pulitissima e a basso costo che potrebbe essere un fattore di integrazione energetica importante per un Paese che ha migliaia e migliaia di chilometri di coste. Macché, la problematica qualche volta è sottovalutata e altre nemmeno presa in considerazione. In perfetta controtendenza con altri Paesi, ad esempio quelli che si affacciano sul Mare del Nord, dove negli ultimi anni sono stati installati in mare oltre 5.000 MW di impianti eolici offshore, che hanno portato alla creazione di 58 mila nuovi posti di lavoro. E nuovi impianti sono in cantiere, con la prospettiva di arrivare nel 2020 a 40 GW.

In Italia, nonostante le enormi potenzialità, siamo rimasti al palo. L’Italia era stata perfino obbligata dalle direttive europee a sviluppare un Piano di Azione Nazionale sulla promozione delle rinnovabili. Il Piano prevede una significativa presenza di impianti eolici offshore con l’obiettivo di arrivare a 100 MW entro il 2013, fino ad arrivare a quasi 700 MW nel 2020.

Niente di tutto questo: nemmeno un impianto eolico offshore. Normative? Pochissime e confuse quando non sono inesistenti. E poi ancora veti incrociati e inenarrabili complicazioni burocratico-amministrative sulle gare.

Su tutto ciò cala decisa la denuncia di Legambiente, tramite Edoardo Zanchini, suo Vicepresidente, che chiede che l’Italia imbocchi una strada realmente innovativa, che cambi verso alle politiche per il Mediterraneo e l’energia. Una strada che premi l’innovazione e la tutela ambientale, puntando allo sviluppo dell’eolico offshore attraverso progetti integrati nel Paesaggio.

Belle parole, ottime intenzioni. Ma dall’altra parte, da parte del Governo, non ci aspettiamo più belle parole o ottime intenzioni: solo e puramente fatti, stavolta. Staremo a vedere.

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