E le chiamano “morti bianche”

Morti bianche

Dedico questo scritto di Marco Bazzoni* alle  vittime del lavoro e del non lavoro.

A quanti sono stati uccisi da datori di lavoro incoscienti sostenuti  da una politica miope, e a quanti, inoccupati, licenziati, precari e diseredati hanno scelto la morte volontaria a una vita disperata.

Morti bianche

Le chiamano “morti bianche”, come avvenissero senza sangue.
Le chiamano “morti bianche”, perché l’aggettivo bianco allude all’assenza di una mano direttamente responsabile dell’accaduto, invece la mano responsabile c’è sempre, più di una.
Le chiamano “morti bianche”, come fossero dovute alla casualità, alla fatalità, alla sfortuna.
Le chiamano “morti bianche”, ma il dolore che fa loro da contorno potrebbe reclamare ben altra sfumatura cromatica.
Le chiamano “morti bianche” per farle sembrare candide, immacolate, innocenti.
Le chiamano “morti bianche”, tanto non meritano che due righe sui quotidiani, si e no una citazione nel telegiornale.
Le chiamano “morti bianche”, per evitare che si parli di omicidi sul lavoro.
Le chiamano “morti bianche”, bianche come il silenzio, come l’indifferenza che si portano dietro.
Le chiamano “morti bianche”, ma non sono incidenti, dipendono dall’avidità di chi si
rifiuta di rispettare le norme sulla sicurezza sul lavoro.
Le chiamano “morti bianche”, un modo di dire beffardo, per delle morti che più sporche di così non possono essere.
Le chiamano “morti bianche”, ma sono il risultato dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, dove la vita non ha valore rispetto al profitto.
Le chiamano “morti bianche”, ma sono tragedie inaccettabili per una paese che si definisce civile, che non può permettersi di avere tutte queste morti sul lavoro.
Le chiamano “morti bianche”, ma in realtà sono nere, non solo perchè ogni morte è “nera” ma perchè spesso, quasi sempre, le vittime non risultano nemmeno nei libri paga dei loro “padroni” : padroni della loro vita. E della loro morte.
Le chiamano “morti bianche”, ma sono un emergenza nazionale, anche se c’è chi dice che sono in calo, senza rendersi conto che i dati sulle morti sul lavoro sono fortemente sottostimati, e che se calo c’è è dovuto principalmente alla crisi economica.
Le chiamano “morti bianche”, un eufemismo che andrebbe abolito, perchè è un insulto ai familiari e alle vittime del lavoro.
Le chiamano “morti bianche”, ma quanto tempo passerà ancora perchè vengano chiamate con il loro vero nome?

*Marco Bazzoni, Operaio metalmeccanico e Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza – Firenze

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