L’Italia dei miracoli. Da San Silvio a San Mario

Italia

Dagli anni della “discesa in campo” di Silvio Berlusconi alla medicina “amara” ma necessaria di Mario Monti. Come e, soprattutto, quando, è successo tutto questo?

Silvio Berlusconi, apparso dal nulla per volere divino, con un po’ di aiuti terreni e qualche miracolo, fondò il colosso Fininvest. Nel 1980 ebbe la geniale idea di trasformare Telemilano in Canale 5, subito dopo arrivarono Italia 1 e Rete 4. Erano i primi vagiti di Mediaset, la società destinata a mutare radiclamnte il palinsesto TV. I “consigli per gli acquisti” si moltiplicarono diventando sempre più invasivi. Il loro continuo bombardamento spalancò le porte al decennio delle vacche grasse e del consumo sfrenato. Erano gli anni 80. Gli anni del drive-in televisivo, delle super tettone, delle soap, della perfezione, delle famiglie tanto perfette quanto irreali del “Mulino bianco”.

Imperversava un modello sociale fatto di apparenze e finzioni e si faceva incetta di video musicali sempre più hot studiati all’uopo per intrattenere noi giovani paninari sempre più disinteressati alla cultura col chiodo fisso per la patata e le feste con le diecimila lire di papà in tasca. E mentre le masse si distraevano, lo Stato veniva a patti con la mafia che dai Comuni, in men che non si dica, in pompa magna approdava in Parlamento.

Un bel piano quello architettato dalla vecchia guardia parlamentare: sedici anni di feste, ebbrezza fino all’ingresso in politica del magnate della TV preceduto un anno prima 1993, dal caso Tangentopoli con la scena emblematica del lancio delle monetine a Bettino Craxi in stretti rapporti di affari proprio con il suo successore, Silvio Berlusconi ovviamente, che nel 1994 “scese in campo per noi”.

E una marea d’italiani in questa “investitura divina” ci crede davvero, perché Berlusconi piace. Piace perché rimanda l’immagine di “uomo di successo“; che “ha fatto i soldi”; “che ci ha saputo fare”. Incarna in Italia “il sogno americano” di persona “arrivata” solo grazie a una forte “volontà”, con idee e progetti da “realizzare” a ogni costo. Un uomo che trasforma il “volere” in “potere”e che vuole “fare” anziché “dire”. E delle “chiacchiere” in Italia “non se ne può più”. Insomma, la folla lo acclama come “salvatore” della Patria. E nessuno all’epoca, nemmeno Silvio stesso, avrebbe potuto immaginare che, per quegli strani meccanismi che sapientemente costruisce il destino, vent’anni dopo all’“imprenditore operaio” sarebbe toccata la stessa sorte di Bettino Craxi e che, quella stessa folla che lo aveva tanto osannato, avrebbe poi esultato alla fine del suo impero politico e festeggiato alla grande alla sua fuoriuscita dalla scena politica. E pensare che solo agli inizi anni novanta, il “santo” Berlusconi annunciava un nuovo miracolo italiano fondato sulla crescita e lo sviluppo. Prometteva milioni di posti di lavoro, tagli delle tasse per cittadini e imprese, investimenti pubblici per trasformare il Paese. Invece a novembre 2011 il si dimette sotto il peso degli interessi da pagare, conti pubblici che non quadreranno forse mai più e nubi sempre più minacciose di possibili default. La pressione fiscale aumenta, a partire dall’Iva, si tagliano tutte le spese pubbliche. E mentre i soldi per gli investimenti e lo “sviluppo” da miraggio si trasformano in utopia, il Bel Paese diventa uno dei principali problemi dell’Unione Europea.

E così mentre l’Italia festeggia la fine di un lungo, triste e vergognoso periodo in cui a creare danni politico-economico e sociali è stato più il “berlusconismo” che Berlusconi stesso, Giorgio Napolitano consegna la Nazione a una oligarchia finanziaria, meglio conosciuta con il nome di “Governo Tecnico”, capeggiata da Mario Monti. Un estremo rimedio per un male estremo. Così almeno ci raccontano. Riuscirà “San Monti” a trovare una cura miracolosa per questo male così incancrenito da essere ritenuto quasi incurabile? Non possiamo dirlo. Di sicuro possiamo dire solo che alcune ricette mediche del suo governo, al momento, sono incomprensibili e che le medicine che ci costringono a bere, oltre a essere amare, hanno pericolosi effetti collaterali. Continua…

di Pasquale Sacchinelli

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