Chiedi chi erano i Beatles. 50 anni fra musica e mito

Esattamente 50 anni fa ad Amburgo ci fu il battesimo del fuoco dei Beatles. Il mitico gruppo che non ha mai smesso di regalare emozioni.

Erano in cinque quel 17 agosto del 1960 ad Amburgo. Si chiamavano Silver Beetles e c’erano  Stu Sutcliffe – compagno di scuola di John Lennon- al basso, Paul McCartney alla chitarra  e George Harrison, Pete Best alla batteria. Fu proprio ad Amburgo che il  gruppo conobbe Ringo Starr, all’epoca membro dei ben più quotati “Rory Storm & the Hurricanes”.

I Beatles, infatti, da ottobre del ’60 in poi, si alternarono con Rory Storm & the Hurricanes, altra band di Liverpool che alla batteria presentava un tipo strano, con una barbetta da frate e le dita piene di anelli: era Ringo Starr. Un sabato pomeriggio di ottobre si ritrovano all’Akoustik Studio al 57 della Kirchenalle e, visto che Pete Best era  in giro a comprare un nuovo paio di bacchette, chiesero a Ringo di suonare con loro, registrando una versione rock di Summertime. Ad Amburgo John, Paul, George e Ringo suonano per la prima volta insieme, anticipando di un paio d’anni gli eventi che portano alla formazione dei Fab Four. Il resto è diventata storia. Nasceva il mito dei Beatles, un mito destinato a sfidare anni e gusti generazionali, perché ieri come oggi le loro canzoni si ascoltano sempre volentieri e non smettono si suscitare emozioni.

Chiedi chi erano i Beatles, recita una nota canzone. Già, ma chi erano davvero i Beatles e, soprattutto, cosa hanno significato per quella generazione degli anni ‘6° che si era travolta da un cambiamento epocale. I Beatles non erano solo musica. In quel mondo che cambiava alla velocità della luce, arrivavano da Liverpool questi giovani dalla faccia pulita e l’abbigliamento insolito. Quasi adolescenti già rompevano gli schemi e facevano scuola.  In un periodo  in cui la vita sembrava programmata e ingessata in schemi precostituiti – famiglia,  studi, matrimonio, lavoro, auto, frigorifero, figli…-, i Beatles si staccavano dai genitori e fuggivano da quella vita che si ripeteva all’infinito per inventarsene una nuova: autonoma, vera, libera da lacci e lacciuoli di ogni tipo.

Capelli più lunghi rispetto a quelli di moda di quei tempi, in modo provocatorio decisero di vestirsi con una sorta d’uniforma uguale per tutti: per avere successo non era necessario essere particolarmente belli ed avere tutti la voce ben impostata. Ma non fu il contenuto delle loro prime canzoni a fare andare in delirio i fans. Infatti non c’è un contenuto alcuno nel loro primo disco: cantano solo “..yè…yè” , ma i  giovani si identificano in quella  musica che annuncia il nuovo che avanza e traccia un solco fra questo e  il mondo dei loro  genitori.

Poi la musica si raffina e si riempie anche di contenuti. I suoni sono bellissimi, alcuni testi sono poesia pura, in altri l’impegno sociale diventa tangibile. Eleanor Rigby, Look at all the lonely people, così inizia la canzone, affronta il tema della solitudine non intesa come assenza di rapporto amoroso, ma come condizione esistenziale che impedisce il rapporto con gli altri. Yesterday,  un affresco nostalgico riguardante un amore del passato che riuscito a parlare ai  cuori di milioni di persone. E infine, un altro grande capolavoro, che anche se non è dell’intero gruppo, porta la firma del suo leader Lennon:  Imagine, diventato un inno alla pace. Canzoni che piacciono e emozionano tutti. Non a caso  è il gruppo musicale di maggior successo che ha venduto un miliardo di dischi nel mondo, dischi sempre più apprezzati da tutte le generazioni.

Grazie a questo mitico gruppo, dunque. Grazie perché senza di loro probabilmente non avremmo potuto godere della musica delle tante band che dagli anni 70 a oggi hanno fatto da leitmotive alla nostra vita; grazie perché senza di loro non saremmo mai stati contaminati dal  british sound, come si è definito nel tempo. Grazie perché il brit pop probabilmente non sarebbe stato come lo conosciamo. Grazie per Yesterday e Immagine, grazie per aver permesso a Yoko Ono di diventare l’artista che abbiamo conosciuto. Grazie per tutto, e soprattutto, grazie perché senza i Beatles, anche ognuno di noi,  forse oggi sarebbe diverso da ciò che è diventato.

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