Cancun Act contro i cambiamenti climatici

Cambiamenti climatici

Cancun Act o “pacchetto di Cancun”, così è stato ribattezzato l’accordo contro i cambiamenti climatici siglato dai grandi della Terra nella 16ma Conferenza ONU sul clima.

 

 

I 194 rappresentanti dei Governi a Cancun hanno gettato le basi per giungere a un accordo vincolante contro i cambiamenti climatici.  32 pagine e sette capitoli fissano gli obiettivi a lungo termine tra cui un fondo verde e il riconoscimento della scienza per fermare il riscaldamento a due gradi.

Dopo Copenhagen i governi sono venuti a Cancun con le ossa rotte ed esposti alla pressione pubblica per l’avvio d’iniziative sui cambiamenti climatici – ha commentato Mariagrazia Midulla responsabile clima WWF Italia – Si sperava che Cancun avrebbe potuto stabilire una piattaforma per garantire dei progressi e ora i Paesi stanno lasciando la conferenza con un rinnovato senso di buona volontà e obiettivi più concreti.”

Rispetto a Copenhagen, infatti, l’accordo messicano che è stato rifiutato solamente dal capo negoziatore boliviano Pablo Solon, ma approvato comunque dalla presidente Espinosa appellandosi alla clausola che “basta il consenso, non l’unanimità”, è un “pacchetto bilanciato” dove è riproposta la necessità di far continuare il Protocollo di Kyoto anche dopo la sua scadenza naturale fissata al 2012, ma anche stabilito che i paesi aderenti dovranno impegnarsi a tagliare le loro emissioni di CO2 da un minimo del 25 a un massimo del 40%. Inoltre nel pacchetto di decisioni è previsto anche il finanziamento a breve termine di 30 miliardi di dollari – 410 milioni messi sul tavolo dall’Italia – per i Paesi in via di sviluppo nel periodo 2010-2013 oltre che ribadito il fondo di 100 miliardi di dollari l’anno (Green climate fund) per far decollare la green economy nel mondo gestito per tre anni dalla Banca mondiale e da 40 Paesi membri (25 emergenti e 15 industrializzati).

Si legge sul sito GreenMe.it che volendo tirare le somme, si tratta di un accordo “di mediazione”, in fondo non così diverso da quello raggiunto a Copenhagen che però, anche a sentire le associazioni, sembra un successo date le poche aspettative che ruotavano intorno a questa conferenza, al contrario del clima di speranze che ha accompagnato la Cop15 dello scorso anno, circondata da un’attenzione mediatica ben diversa da quella che ha caratterizzato il vertice messicano, passato praticamente nell’indifferenza di quotidiani e televisioni. Questioni di aspettative dunque? Calcolando che già da ora sono tante quelle che si stanno riversando sulla prossima conferenza di Durban in Sud Africa, tra un anno speriamo proprio di non dover scrivere la parola fallimento perché in tal caso il mondo potrebbe davvero non sopportare le conseguenze. Anche perché, poi, non si potrà più procrastinare: il Protocollo di Kyoto scadrà e il 2012 è una data troppo vicina alla parola “fine”.

Clima, a Cancun per trovare un nuovo accordo

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