Calabria. Littorina, ultimo viaggio di Andata e ritorno

Littorina

La Littorina, il treno che ha permesso per decenni ai calabresi di spostarsi per lavoro o studio, è stata immortalata nel libro “Andata e ritorno” di Francesco Adornato e Carlo Desideri.

Che belle le foto di questo libro, pubblicate online da la Repubblica. Che belle e che tuffo nel passato. Eccolo là, il trenino della Ferrovia Calabro Lucana che si riempiva all’inverosimile di studenti. Eccolo là un altro pezzo di storia che va via. Tempo fa, stessa sorte toccò alla tratta Lagonegro – Spezzano Albanese che collegava, Mormanno, Morano, Castrovillari, Frascineto, Cassano Allo Ionio e persino frazioncine come Garda.  Già! All’epoca quando si pensava a un servizio di pubblica utilità, si pensava davvero a tutti: dal cittadino all’ultimo contadino che si trovava sul cucuzzolo della montagna. “Pubblico = servizi”. Alle nuove generazioni abituati al “privato=profitto”, sembrerà strano, ma era così. Ora, in netta contrapposizione con il bisogno che c’è di trasporto su ferro per ridurre la produzione di CO2, si sente sempre più parlare di “taglio di rami secchi”. Troppo improduttivi, dicono. E con questa scusa tagliano tutto, dalle tratte, ai dipendenti alla manutenzione. Intanto, con la scusa dell’efficienza e dei supertreni megagalattici che non arriveranno mai nei paesini dell’entroterra di qualsiasi regione, le tariffe lievitate a dismisura.

Questa è la privatizzazione. Che bellezza! Privatizzazione degli utili, socializzazione di disagi e di perdite. Ergo, non sempre meno stato più mercato è una scelta positiva. E lo dimostra l’opera di Margaret Thatcher, all’epoca così applaudita, per la privatizzazione delle ferrovie inglesi che oggi, guarda caso, sono tornate sotto il controllo dello Stato. Ma questo è il nostro andare. E per quanto ci riguarda, guardando quelle foto non possiamo che fare un tuffo nei bei tempi andati. Scrive la Repubblica che la Littorina che attraversava la Piana di Gioia Tauro, correndo fra gli uliveti, s’inerpicava sulla montagna raccogliendo braccianti, emigranti e, poi, studenti, pendolari, immigrati. Un’umanità varia che su quei treni senza carrozza ristorante e Wi-Fi, s’incontrava, si riconosceva, parlava, sonnecchiava e sognava con gli occhi aperti incollati a quel finestrino mentre scorrevano veloci le immagini di una terra dolce e aspra. Ramo secco anche questo. L’ennesimo della rete ferroviaria italiana.

Un ramo secco come quello che attraversava la mia Cassano Allo Ionio. Un ramo secco tagliato già agli inizi degli anni ’70. Un ramo secco che ha visto i nostri giochi di bambini, troppe lacrime per dolorosi distacchi, tante risate di ragazzi. E poi ancora, ginocchia sbucciate, equilibrismi sulle rotaie, gare di salti in lungo sulle traverse, baci rubati e carezze proibiti. Quante speranze in quelle “andate”, e che emozioni in quei “ritorni”. Un ramo secco, che se si guarda con gli occhi del cuore, è ancora pieno di vita. Un ramo secco che, se si sa ascoltare, racconta ancora le storie di tanti e la memoria di un paesaggio che, grazie anche alla Littorina, ha lasciato tracce indelebili in generazioni di calabresi e non.

Info
Andata e ritorno. Treni, stazioni, paesi della Calabria errante”.
Testi di Francesco Adornato
Foto di Carlo Desideri
Edizioni Città del Sole 2011

* Foto la Repubblica

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