Alice senza niente, la non vita del precario in un Ebook

Alice senza niente

“Una vita da precario senza santi in paradiso…Una vita da precario senza compiti precisi…Una vita da precario che guadagna sempre poco…Una vita da precario che natura non ti ha dato un guadagno garantito…”, Rossana Mela

Con questa poesia dedicata alla “non vita” del precario, Rossana Mela cerca di spiegare in versi la condizione di questa nuova, triste, figura del terzo millennio.  Ma tutte le parole del mondo non basterebbero a descrivere la vita, le speranze, la frustrazione, la rabbia, l’amarezza, l’ansia, l’impotenza.  Se non ci si trova a vivere questa condizione è davvero assai difficile da capire. E’ come vivere sospesi a un filo.

Ogni giorno non sai se sarà l’ultimo di quel lavoro frustrante e malpagato, che comunque ti vuoi tenere stretto perché l’alternativa è il “nulla”. Ogni mese fai la conta per capire se devi pagare prima la bolletta del gas, della luce o del telefono, perché insieme non puoi pagarle. Ogni giorno speri che la tua scassatissima e datatissima auto non ti molli, perché non potresti sostenere la spesa del meccanico, e non potresti nemmeno recarti a lavoro, se vivi in zone poco servite dai mezzi pubblici. Ogni giorno pensi che dovresti riempire quel frigo, ormai abitato solo da topi impiccati per la disperazione, ma rimandi perché ti serve quel libro, c’è la benzina da mettere, la lavatrice da riparare.

Ogni giorno speri… e ogni giorno ne tira un altro uguale. Eppure sei laureato, eppure sei specializzato, eppure ti dicono che “sei bravo”. E con questa scusa, ti assumono per inserire dati, ma poi, siccome “sei bravo”, finisci per fare il lavoro di quanti, più fortunati e garantiti da un lavoro “fisso”, se la prendono comoda. E quella frase ti risuona nelle orecchie: “Ti dispiacerebbe?…Tu sei più capace”. E come dire di no? Devi per forza abbozzare un sorriso e sottostare a quel velato ricatto. Schiavi del terzo millennio, tuttofare senza orario, senza stipendio fisso, senza futuro. Giovani intellettuali dai trent’anni in su, disposti a fare di tutto, e che fanno di tutto. Laurea o non laurea, elemosinano in call center, in ristoranti, s’inventano agenti di commercio, sperano nelle stagioni estive per fare gli aiuto bagnini. Sono questi i “bamboccioni”.

E se poi sei specializzato, o hai un curriculum di rispetto perché, già avanti negli anni, hai avuto la “fortuna” di lavorare e acquisire esperienza, è ancora peggio. “Lei è troppo qualificato. Mi dispiace. Deve rendersi conto che con quanto dovrei dare a lei in base ai suoi requisiti, io ne assumo tre più giovani a contratto di formazione”. Allora, capita l’antifona, il curriculum si accorcia o si trasforma, a seconda dell’interlocutore di turno. Si fanno sparire laurea, specializzazioni ed esperienze lavorative, nella speranza di riuscire almeno a fare il cameriere. Speranza che s’infrange sui tanti “Mi spiace, noi vogliamo solo diplomati della scuola alberghiera”.“Ma io voglio fare le pulizie”. “No, anche per quello ci vuole il diploma”. Allora guardi quella Laurea appesa al muro, orgoglio di mamma e papà, la prendi e la nascondi nel cassetto, quasi fosse una colpa.

Alice senza nienteQuella che racconta Pietro De Viola – siciliano, laurea in Scienze politiche e un abbonamento a lavori a tempo determinato – nel suo Ebook, è una storia così. Una delle tante. “Alice senza niente”, si chiama il suo romanzo-odissea che parla della disoccupazione intellettuale delle nuove generazioni nel safari dei colloqui di lavoro. Un Ebook gratuito, che è diventato un piccolo fenomeno editoriale in rete: solo nei primi dieci giorni ha totalizzato migliaia di download. E non poteva essere diversamente, perché la storia di Alice è una storia che appartiene a tanti, troppi “precari senza niente”.

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