Acqua, aspettando il referendum

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Mentre dal Nord al Sud è partita la grande mobilitazione a sostegno della campagna referendaria in difesa dell’acqua pubblica, nel mondo si continua a morire di sete e fra cinquanta anni lo scenario sarà apocalittico.

E’ un’emergenza a 360 gradi quella idrica. Dal tentativo di privatizzazione contro il quale si lotta da anni e per il quale il Comitato Promotore per il Sì ai Referendum per l’Acqua Pubblica sta organizzando una campagna d’informazione capillare per impedire la mercificazione del bene comune per antonomasia, alla scarsità della risorsa che continua a mietere milioni di vittime.

Dal convegno “Dammi da bere – giornata sull’acqua” organizzato da Greenaccord arrivano dati allarmanti. Già oggi un miliardo di persone non ha accesso ad acque potabili sicure e nel 2050, a causa dei cambiamenti climatici a tale numero si potrebbero aggiungere altri due miliardi e 800 milioni di persone. Secondo le previsioni dal 5 al 25% degli usi globali di acqua dolce probabilmente supererà nel lungo termine le forniture disponibili e circa la metà della popolazione mondiale entro il 2025 fronteggerà una scarsità di acqua. Se a questo si aggiunge che l’apporto del Nilo è stato di molto ridotto a causa di un uso eccessivo dell’acqua del fiume, dovuto in gran parte alla costruzione della diga di Assuan e a pratiche d’irrigazioni dissipative, si capisce la rilevante riduzione dell’apporto di acque dolci nel Mediterraneo è un problema reale e drammatico. Ciò porterà inevitabilmente anche a un aumento della salinità delle acque con conseguenze su tutti gli ecosistemi marini.

Ma il problema dell’accesso alle risorse idriche non è un problema che riguardasolo il Sud del Mondo. Anche in California ci sono centinaia di migliaia di persone che hanno problemi di approvvigionamento per mancanza d’infrastrutture. Per non parlare poi degli sprechi dovuti anche alla cattiva manutenzione degli impianti da parte di “allegre” gestioni private, che, soprattutto, in Italia hanno un triste primato. A tale proposito Andrea Masullo, presidente del Comitato scientifico di Greenaccord, ha detto: “E’ fondamentale che la gestione dell’acqua sia in mano pubblica, basata su controlli e strategie condivise. Questa enfasi sulla gestione privata è un po’ un’autocondanna della politica perché si autodefinisce inefficiente. Questo lascia molto pensare e non può essere accettato. Il problema nasce perché gli acquedotti in Italia sono gestiti male, ci sono ingenti perdite e il rimedio non è semplicistico. Passare dal pubblico al privato è molto complicato. La preferenza che è stata fatta verso il privato è eccessiva. L’apertura è un conto, ma aprire un canale preferenziale su una risorsa così preziosa presenta dei rischi soprattutto perché in Italia l’industria dell’acqua privata è una tra le più potenti al mondo”.

Tra il 15 aprile e il 15 giugno 2011 saremmo chiamati a esprimerci sul referendum contro la privatizzazione del servizio idrico. Quando voteremo, ricordiamoci di tutto questo e con piena consapevolezza scriviamo “Sì”, perché quell’acqua che vogliono portarci via, deve essere pubblica.

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