A.A.A. Vendesi aria della Sila in buatta

Sila, vendita dell'aria

Quante volte abbiamo detto “fra poco ci faranno pagare anche l’aria”? Ebbene, questa ironica espressione utilizzata per denunciare la mercificazione dei  “beni comuni”, sempre più spesso si traforma in una pericolosa realtà.

La Pro Loco del comune di Spezzano Piccolo (CS) ha “inscatolato” l’aria della Sila per venderla ai turisti e, soprattutto agli emigranti canadesi e americani, ben felici di portarsi un sorso d’aria della terra natia. Sono stati venduti una cinquantina di vasetti in occasione della “Sagra della Cucuzza”. Il barattolo dell’aria non è venduto da solo ma insieme a una pigna, degli aghi di pino, un fungo porcino secco e dell’origano. Tutti ingredienti che contribuiscono a creare la tipica “aria di montagna silana”.

“Si tratta di una provocazione – dice all’Agenzia Italia il presidente della Pro Loco, Ugo Lamacchia – pensata per porre l’accento sulla bontà dell’aria silana, come dimostrato recentemente da uno studio internazionale che dice che abbiamo l’aria più pulita d’Europa, più che al Polo Nord.
Adesso gli organizzatori sarebbero in contatto con un’azienda che dovrebbe produrre i vasetti in varie dimensioni e “gusti”.

L’idea non è nuova, a dire il vero. Circa venti anni fa ci fu il tentativo di  vendere  le “buatte” con l’aria di Napoli per restituire la paternità, della creazione della vendita dell’aria, alla città di Napoli. Infatti, non tutti sanno  che nel dopoguerra, gli scugnizzi napoletani prendevano i barattoli di vetro e vi premevano le bucce di mandarino, poi si recavano dai soldati americani e dicevano “Aria di Napoli…aria di Napoli“, questi aprendo il barattolo e sentendo il profumo di mandarino, divertiti dalla genialità napoletana nel vendere “l’atmosfera di Napoli” li premiavano con un dollaro. L’idea della “buatta” , anche allora era nata per coloro che vivendo lontano, in questo modo hanno quel pizzico di fantasia napoletana a portata di mano.

Aria di Napoli

A Spezzano Piccolo hanno pensato di riproporre l’idea della “buatta”. E anche se la cosa ha un valore simbolico e ci  riporta alla memoria la vendita della fontana di Trevi da parte di Totò, guarda caso, all’italo-americano di turno, provocazione o meno, l’iniziativa qualche perplessità la suscita. Nel dopo guerra la “buatta” era solo un’idea simpatica, la macchietta di Totò era un paradosso. Ma oggi, con i tempi che corrono, l’aria venduta in scatola  non può non farci riflettere sul destino dei “beni comuni” – aria, acqua, terra, vento, sole – .

Questi beni pubblici sono proprietà di tutti. L’acqua, l’aria, il sole , il vento appartengono alla Terra, all’essere umano e a tutte le specie. Non possono essere né acquistati né venduti. I beni comuni appartengono a tutti e a nessuno, nel senso che tutti devono poter accedere ad essi e nessuno può vantare pretese esclusive. Devono essere gestiti muovendo dal principio di solidarietà e governati anche nell´interesse delle generazioni che verranno. In questo senso sono “patrimonio dell´umanità”.

Perciò quella che può sembrare una “simpatica” iniziativa, può diventare un pericoloso precedente.  Per porre l’accento sull’aria pura della Sila, si poteva, simbolicamente, inscatolare l’aria e darla in omaggio a chi acquistava prodotti locali. Ma “vendere l’aria” può veicolare l’idea che anche questa, potrebbe subire la sorte dell’acqua, mercificata e sottomessa a becere logiche di mercato. E questo è un pericolo che tutti, cittadini, associazioni, istituzioni, enti (Pro Loco incluse), hanno il dovere di scongiurare.

Eleonora Gitto

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